era il 5 gennaio del 1995, la vigilia della befana.
mi ero appena svegliato da una lunga dormita di 36 ore, insomma, dopo capodanno al cocorico', fuori orario al cellophane, e il primo notte al pacha', 36 ore consecutive di sonno me le meritavo tutte. ero solo in casa, apro gli occhi a mezzogiorno e cerco di mangiare, nonostante l'anfe mi chiudesse ancora lo stomaco.
subito dopo pranzo, ricevo una telefonata da massimo che fomentatissimo mi fa': noi stasera si va al torquemada!!!
vengo! tienimi un posto!
il torquemada era una one night che facevano il venerdi sera all'happyland di campi bisenzio, a firenze! c'erano tutti i nostri eroi progressivi, ed era in quel periodo, il friday night più cool della penisola. riccione era quello che era, ma la toscana, la toscana era qualcosa di più.
si era sviluppato un vero e proprio movimento che di li a poco sarebbe andato a conquistare l'italia intera.
la smania mi risale, contento di dover rimandare nuovamente l'appuntamento con la noia.
in fretta e in furia sistemo la mia divisa progressiva mi preparo e rimango in trepida attesa. alle 8 e 30 passa massimo con la polo a prendermi.
macchinata: massimo alla guida, fabrizio a fianco, umberto, io e fernando dietro, con il sorriso a 32 denti e le guance ancora di plastica per il capodanno appena passato.
il viaggio fino a firenze si svolge tranquillo, nonostante la neve, il ghiaccio e le diverse micce consumate. all'autogrill solito incontro ravvicinato con i caramba. noi sapevamo che loro sapevano, ma volevamo raggiungere i nostri djs al più presto, e loro, volevano raggiungere le loro rispettive famiglie
documenti prego...eccoli.
dove andate? a campi bisenzio.
ok...fate buon viaggio!
c'era un grado centigrado, e il nostro respiro si trasformava in una nebulosa scia...
ripartiamo alla volta di firenze, la raggiungiamo e troviamo immediatamente l'happyland.
il parcheggio era stracolmo, cosi decidiamo di mettere la nostra polo targata roma in una vietta, dietro altre macchine...
entriamo, che ve lo dico a fare...consolle: ricky leroy resident, ospite miki, animazione guta.
serata stratosferica, mangiata stratosferica...tema della serata il disco "point zero", traccione inaudito avanti almeno di 8/10 anni, con un pausone cantato che ti rimaneva impresso come il tuo primo bacio. in un batter d'occhio si fanno le 4 e 30. è ora, la grande famiglia si saluta, "i grandi amici di una notte", si ridanno appuntamento al prossimo evento. prendiamo i giubotti e sorridenti e in fratellanza usciamo cantando poin zero. braccia conserte, dottor martins slacciati e temperatura indifferente. giunti alla macchina il drama... qualcuno aveva ben pensato di spaccarci il finestrino del passeggiero, a fianco al guidatore. e in men che non si dica la fratellanza si trasforma in perplessità... dannazione!
soluzioni:
- fermarci fino al mattino e cercare qualcuno che ci risolve la situazione...solo che è il giorno della befana. all'attivo abbiamo 60.000 lire in 5 con il casello da pagare e un minimo di sigarette e colazione da dover fare.
- ripartire immediatamente e farci 400km con il vento gelido di gennaio che entra a getto continuo.
razionalmente avremmo dovuto prendere la prima decisione.
razionalità??? che cosè la razionalità per della gente che per ballare 4 ore se ne fà 8 di viaggio???
cosi decidiamo di ripartire...
inizialmente la prendiamo a ridere, d'altronde la sostanza è ancora in circolo, e niente e nessuno ci può fermare. imbocchiamo l'autostrada, e il turbinio che si crea nell'abitacolo fa sembrare la situazione una scena di "alive" sopravvissuti. massimo guidava, umberto davanti, dietro io fernando e fabrizio. ci eravamo messi i giubotti, i cappelli e io purtroppo ero senza guanti.
fortunatamente massimo nel cofano portava una coperta di lana che ci appoggiammo addosso, manco fossimo su un divano. un cartello dell'anas, ci conferma che c'erano -2 gradi. avevamo la facia indolensita, le lacrime e battevamo i denti a gogo...
la situazione era ancora ilare... e tra battute tipo "ciò un pinguno che me sta a fà un blowjob", oppure "le lacrime appena escon si congelano" procedevamo a 60 all'ora verso la via di casa.
a un certo punto accendo un accendino bic per far riscaldare le mani ad umberto, 3 minuti, e viceversa anche lui fa lo stesso con me. tentiamo di mettere la coperta davanti al finestrino che un pò attudiva il colpo, ma l'aria credetemi passava ancora più subdolamente...
non riuscivamo ad accendere ne una sogaretta ne una miccia. dopo 60/70 km ci fermamo ad un autogrill per prendere qualcosa di caldo, e magari trovare qualche buon sammaritano che ci desse una soluzione. niente da fare, non avevamo fatto benzina quindi il benzinaio non ci si inculava. ripartiamo alla volta di casa, ci cambiamo di posti per non prendere freddo sullo stesso punto. percorriamo cento km in un ora e mezza, ma non sembrava mandare raggi troppo caldi.
entriamo nel lazio ci fermiamo ad un altro benzinaio, che mosso a pietà ci fà: "che cazzo avete fatto?" niente, 200 km senza finestrino.
voi siete pazzi...
ti prego aiutaci!
il messia, si arma di nylon, nastro e carta e ci crea un doppio finestrino di fortuna.
si accorge che stavamo fumando e ci chiede due tiri, cosi prendiamo e gli regaliamo tutto quello che avevamo. lo ringraziamo alla stregua di una divinità e felici, congelati e marmorei ci dirigiamo verso casa. è inutile dirvi che giunto a casa, mi sono addormentato con i termosifoni al massimo e che quando mi sono svegliato avevo 39 di febbre. deliravo, ma ciò nonostante avevo ancora point zero nella testa. nonostante tutto, nonostante i geloni, la faccia viola e un viaggio da incubo, ricorderò sempre quella serata per quel disco e non troppo per il finestrino.
comunque sia andata... noi eravamo andati al torquemada!
KOL(4)
OGNI RIFERIMENTO A FATTI, COSE, PERSONE E ANIMALI E' PURAMENTE CASUALE.
I CONTENUTI E I PERSONAGGI SONO FRUTTO DI PURA FANTASIA.
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domenica 6 gennaio 2008
domenica 21 ottobre 2007
quel che si vede, è
...era un sabato, uno dei tanti sabati di quel periodo, di quelli che aspetti per tutta la settimana... ricordo ancora la data... 9 settembre 1994.
la partenza era prevista per le 21 da anzio, quella notte sarebbe stata speciale: nella nostra discoteca preferita , il "club imperiale", c'era un mezzanotte mezzogiorno, per festeggiare la chiusura della stagione estiva, nn stavamo piu' nella pelle, oramai erano tre o quattro mesi che non facevano piu' uno.
la consolle anche non era da meno: alessandro tognetti, francesco farfa, miki, andrea giuditta, gianluca de tiberiis e paul cooper from uk come ospite.
nella nostra clio si respirava un' aria magica, sarebbe stata una grande festa, e al suono di una cassetta di farfa, ci apprestavamo ad effettuare i nostri 427 kilometri settimanali per arrivare nella terra di nessuno, nel "luogo senza orologio" per eccellenza.
giungiamo a destinazione all'una circa, alla porta il pierre dell' acid milano che ci aveva messo in lista telefonicamente, ci annuncia che difficilmente saremmo entrati: il locale scoppiava per quanto era pieno, e gia' altri gruppi nn erano stati fatti entrare .
alessandro imperiale aveva dato disposizione di non far incedere piu' nessuno...nemmeno quelli in lista.
delusi ed amareggiati torniamo al parcheggio a cercare una soluzione, per nn buttare al vento quelle 4 ore di viaggio (che con il ritorno sarebbero state 8), apriamo la macchina, accendiamo la musica e cominciamo a parlare con un gruppetto di aulla che era incappato nel nostro stesso problema. questi ragazzi ci dicono che un loro amico, un certo "raulo" stava organizzando un after per pochi intimi 300 /400 persone in un locale di vada (livorno) "la baita".
ci guardiamo in faccia io ed i miei amici, dovevamo prendere una decisone, perche' il posto era da trovare e probabilmente ci saremmo dovuti accodare a quella golf targata genova, altrimenti non saremmo mai giunti a destinazione.
senza esitare partiamo alla volta della baita, una notte in giro per le campagne toscane alla ricerca di questa "promiseland". man mano che avanzavamo la colonna di macchine diventava sempre piu' lunga, 8/10 vetture guidate da quel golf , macchine che si aggiungevano perche' nessuno sapeva bene dove era questo posto. erano le 4 di mattina e a quell'ora in giro trovi solo i vampiri... finalmente dopo aver girato 2 ore arriviamo a questa benedetta baita.
ci apprestiamo ad entrare , e ci accorgiamo subito che l'aria era di quelle speciali, l'impianto e la consolle spaventose, con tanto di cartello enorme ed orari di scaletta: ci saremo apprestati ad ascoltare tutti i nostri " burattinai magici" miki, farfa, open space, emiliano, charlie hall, paul cooper, roby j, tutto il sound del tirreno pronto ad offrire performances , che solo in un after si possono dare.
la gente che ve lo dico a fare , coloratissima come non mai, persone speciali per un ambiente speciale.
appena entrato ricordo il live di paul cooper che suonva con il dj 70 , e mentre suonava alzava una cornetta del telefono, ci parlava in inglese dentro, e la voce usciva da un effetto, robotica e metallica sopra un groove, credetemi venuto dallo Spazio.
Sopra la consolle, c'era un cartello con scritto: "the west after hour, quel che si vede e'!"
KOL(4)
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I CONTENUTI E I PERSONAGGI SONO FRUTTO DI PURA FANTASIA.
la partenza era prevista per le 21 da anzio, quella notte sarebbe stata speciale: nella nostra discoteca preferita , il "club imperiale", c'era un mezzanotte mezzogiorno, per festeggiare la chiusura della stagione estiva, nn stavamo piu' nella pelle, oramai erano tre o quattro mesi che non facevano piu' uno.
la consolle anche non era da meno: alessandro tognetti, francesco farfa, miki, andrea giuditta, gianluca de tiberiis e paul cooper from uk come ospite.
nella nostra clio si respirava un' aria magica, sarebbe stata una grande festa, e al suono di una cassetta di farfa, ci apprestavamo ad effettuare i nostri 427 kilometri settimanali per arrivare nella terra di nessuno, nel "luogo senza orologio" per eccellenza.
giungiamo a destinazione all'una circa, alla porta il pierre dell' acid milano che ci aveva messo in lista telefonicamente, ci annuncia che difficilmente saremmo entrati: il locale scoppiava per quanto era pieno, e gia' altri gruppi nn erano stati fatti entrare .
alessandro imperiale aveva dato disposizione di non far incedere piu' nessuno...nemmeno quelli in lista.
delusi ed amareggiati torniamo al parcheggio a cercare una soluzione, per nn buttare al vento quelle 4 ore di viaggio (che con il ritorno sarebbero state 8), apriamo la macchina, accendiamo la musica e cominciamo a parlare con un gruppetto di aulla che era incappato nel nostro stesso problema. questi ragazzi ci dicono che un loro amico, un certo "raulo" stava organizzando un after per pochi intimi 300 /400 persone in un locale di vada (livorno) "la baita".
ci guardiamo in faccia io ed i miei amici, dovevamo prendere una decisone, perche' il posto era da trovare e probabilmente ci saremmo dovuti accodare a quella golf targata genova, altrimenti non saremmo mai giunti a destinazione.
senza esitare partiamo alla volta della baita, una notte in giro per le campagne toscane alla ricerca di questa "promiseland". man mano che avanzavamo la colonna di macchine diventava sempre piu' lunga, 8/10 vetture guidate da quel golf , macchine che si aggiungevano perche' nessuno sapeva bene dove era questo posto. erano le 4 di mattina e a quell'ora in giro trovi solo i vampiri... finalmente dopo aver girato 2 ore arriviamo a questa benedetta baita.
ci apprestiamo ad entrare , e ci accorgiamo subito che l'aria era di quelle speciali, l'impianto e la consolle spaventose, con tanto di cartello enorme ed orari di scaletta: ci saremo apprestati ad ascoltare tutti i nostri " burattinai magici" miki, farfa, open space, emiliano, charlie hall, paul cooper, roby j, tutto il sound del tirreno pronto ad offrire performances , che solo in un after si possono dare.
la gente che ve lo dico a fare , coloratissima come non mai, persone speciali per un ambiente speciale.
appena entrato ricordo il live di paul cooper che suonva con il dj 70 , e mentre suonava alzava una cornetta del telefono, ci parlava in inglese dentro, e la voce usciva da un effetto, robotica e metallica sopra un groove, credetemi venuto dallo Spazio.
Sopra la consolle, c'era un cartello con scritto: "the west after hour, quel che si vede e'!"
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martedì 4 settembre 2007
calde correnti chimiche
ll presente è andato. La fantasia è parte della realtà. E noi molliamo i freni. I pensieri sono nitidi eppure non stiamo affatto pensando. E questo ci fa stare bene, smettiamo di controllare le cose. Siamo attraversati da calde correnti chimiche. Fluttuiamo. E' un danno celebrale? Dimentichiamo il dolore e il male della vita. E vorremmo essere altrove. Non ci sentiamo più minacciati dalla gente. Tutte le nostre insicurezze sono evaporate. Siamo nelle nuvole, completamente aperti. Siamo esseri nello spazio in orbita attorno alla terra. Si, il mondo appare meraviglioso da qua su. Siamo ninfolettici, desiderosi di qualcosa che non si può avere. Rischiamo la follia per qualche attimo di luce. Così poca memoria e così tante idee. Si urtano quelle che scorrono via e quelle che arrivano. Siamo invasi da un..infinita sensazione, d'amore. Scorriamo all'unisono, siamo insieme. Vorrei che fosse vero. Noi vogliamo sentire questo universale senso d'insieme dove poter stare bene, con chiunque. Siamo in sintonia, parte di un movimento che conduce alla fuga...
from: human traffic
(n3)rva
from: human traffic
(n3)rva
giovedì 30 agosto 2007
liceo scientifico rave
Era l’anno della maturità, e come ogni anno, gli studenti del 5° avevano il compito di organizzare la festa del liceo. Era il liceo scientifico di anzio, un liceo di pazzi, che consacrò la sua fama dopo quell’anno. Il 1992.
Era la fine di febbraio, ed ero nel pieno del pieno del mio fermento rave.
Iniziato poco tempo prima al mio primo rave, Il bresaola + 80 di vallelunga, e poi caduto definitivamente nel vortice al Total Confusion di sulmona ero a tutti glie effetti “l’alieno” della scuola.
Bomber, capello rasato con disegni e cuffiette.
Passato dagli 85 kg per 1.65 del 4° liceo, ai bei 55 kg, ovvero 30 kg in meno di un anno, grazie soprattutto al jump jump, specialità a base di 8 ore di ballo, techno e anfetamine, camminavo per i corridoi ripetendo ossessivamente le frasi: keep the rave goiiing…centrosuonorave…..colors colors.
Frasi storiche, tuttavia ai tempi sconosciute a gran parte della scuola.
E così, nel bel mezzo della botta, tra una sega e l’altra, scopro che si sta per organizzare la festa del liceo. L’organizzazione è aperta a tutti coloro che vogliono partecipare. La quota è 100 mila lire.
Ecchime aooo…due magheggi ed eccoti le 100 mila. Sono dentro. Sono fuori, ma stavolta sono dentro. Sono tra gli organizzatori. E ho un’idea malsana che mi ronza tra le cellule ancora non bruciate: trasformiamo questa festa di mocciosi, in un rave. Se.
Ma lo so solo io e altri 4 che voldì rave, e ben presto, molto presto mi scontro contro l’ottusità degli altri 30 che hanno tirato fuori le100 mila.
Così, Siamo riuniti nella sala riunioni quando me tocca senti le peggio cose: c’è chi dice facciamo una cena…, chi un concerto, chi una festa. In men che non si dica, a forza de colletti e minacce più o meno esplicite, si svolta per la festa.
A questo punto, il dramma: quelli della 5°A, secchioni coalizzati, hanno in mente qualcosa come RadioDeeJay e Albertino. Dall’altra parte ce so io e il fronte malefico con una sola certezza: il CUCCHETTONE.
Chiaramente, nessuno de sti secchioni sa chi è il cucchettone. Ma nonostante l’ignoranza de sti secchioni de merda, grazie alla fama de casinaro, malandrino, piccolo bosse…porto subito dalla mia mezza assemblea. Diciamo i più drogati. E Arriviamo in finale: albertino monnezza…o cucchettone bresaola.
Si va alle telefonate, ma non nel senso del televoto, ma nel senso che si contattano tutti e due. E mentre il primo spara cifre che superano abbondantemente il budget, grazie a dio, il secondo si mostra disponibile e non è nemmeno così esoso. Grazie a Dio di nuovo.
Alla fine è LUCA CUCCHETTI!
Rido sotto i baffi…hi hi hi…non lo sanno mica che musica mette! Non lo sanno che gli spacco sta festa. Erano i tempi di triller killer…hi hi hi..un nome un programma.
Presto detto, presto fatto. Ci coalizziamo…siamo i più teppisti e più drogatelli. E abbiamo preso in mano la situazione. Loro non lo sanno cosa ne sarà di loro.
Cominciamo dalla location: il maxi club Pescazzurra. A dispetto del nome, un capannone perfetto per un rave, adibito a sala per feste dei licei. Statale nettunense. Facile da trovare.
Dopo un piccolo sopralluogo decidiamo che prima cosa…Ci vuole un rinforzino all’impianto, ma nessuno capisce perché. “L’impianto c’è.” E lo so io perché. Fori i soldi per l’impianto.
Punto due. Ci vorrà un servizio di security. “Ma a che serve la security? Siamo noi del liceo”….mi risponde come un’ochetta giuliva una di quelle che voleva albertino.
E lo so io a che serve. Fidate.
Punto tre. Decidiamo che per la modica cifra di 40 mila lire ci aggiudichiamo 2 citazioni del cucchettone in diretta durante il mad show di giovedì. Sono già pronto a registrare.
E così,proprio nel bel mezzo della rave hit..in diretta, il cucchettone ricorda a tutti:
venerdi sera, sarò alla festa del liceo scientifico di anzio, club pescazzurra, nettunense. Non mancate.
È inutile dire che le prevendite finiscono in un attimo. Un po’ perché tutti i liceali comprano il biglietto per la loro festicciola, un po’ perché la voce della presenza di Cucchetti si sparge in men che non si dica in tutte le comunità raver del lazio.
Ma attenzione, non fate l’errore di pensare che fosse un rave vero…era pur sempre una festa del liceo. Come quella dell’anno prima, e come quella che non ci fu più l’anno dopo.
I biglietti di prevendita erano inguardabili. Stampati su carta lucida avana, con i caratteri “tutti riccioli” della festa di compleanno dei 18 anni. Osceni.
La locandina, altrettanto Mostruosa. Fotocopiata a un colore su carta arancione fosforescente.
Un po’ come i saldi delle scarpe.
Ma, bando alle ciance. Il giorno è arrivato. Il cuore è in gola, mentre arrivo con il mio motorino al pescazzurra. Subito riunione dello staff: Siamo noi, i 31 che organizzavano a doverci dividere i compiti principali.
Due rapidi calcoli e I miei scagnozzi sono alla cassa, mentre io, per garantirmi la serata, mi prendo il controllo interno delle porte di sicurezza (tanto fuori ci sta la sicurezza) e il compito di andare a prendere il Cucchettone sulla nettunense.
con me ho un aiutino….
2 verdone. Mezza la prendo subito.
E in men che non si dica, alle prime note dei dj di casa, giovani ragazzetti promettenti con qualche disco giusto e qualche sbagliato, parto per la tangente. Smascello e cammino ballando.
E mentre cammino incontro i liceali con la giacchetta blu che cominciano ad arrivare. Qualcuno mi saluta, ma io non so nemmeno più chi so. Sto in botta piena. E in quel vialetto mi rendo conto, che è pur sempre la festa del liceo. Con i genitori che accompagnano i propri figli, poco più che adolescenti, al RAAAAAAAAAAAAAAVE.
La pazzia sale: Alle 23.00 in punto sono in strada, anzi in mezzo alla nettunense, con il cartello in mano rivolto alle macchine come un autostoppista. Non cerco un passaggio…cerco il Cucchettone, che puntuale arriva dalla direzione roma. L’appuntamento è ora.
E lo becco subito. Non poteva non notarmi a maniche corte a febbraio, in mezzo alla nettunense. Eccolo! Peugeot 205 bianca, aria trasandatissima, vetri appannati, capelli lunghi: è l’oooombrellaro.
“Ciao Luca, bella. Hai porato le fruste si! ..…seguime”. Prendo il motorino e faccio strada al Cucchettone. La prima a destra, la prima a sinistra…entro e me ritrovo davanti na bolgia infernale.
Ci saranno 300 raver all’entrata che vonno entra a gratise. In mezzo, i liceali giacchetta e camicetta. Porco zio..stasera succede un macello. Meno male che avemo preso pure du panini della security co i cani pe i soldi dell’incasso.
Aiuto, il cucchettone a prendere le valige..e facendomi largo tra la folla lo accompagno in consolle.
Io lo tratto da dio, gli altri 30 non sanno nemmeno chi è. Prego Luca…spaccace tutto.
È il momento, Giorgetto dj lascia il posto all’ombrellaro, bresaola man, Il cucchettone è in consolle!!!
Ed è subito: raaaaaaaave.
Resoconto della festa: i liceali scappati dopo mezz’ora, presenza di 1100 persone, 900 paganti, una rissa tra skin head, 100 mila lire de guadagno.
“100 mila lire? Ma come? Tutta quella gente e avemo solo ripreso i soldi?”
“ ehh.. tanti so entrati dalle uscite de sicurezza con i magheggi dei buttafuori”
“E chi doveva controllà ste uscite?”
“tu”….ovvero “Io”.
Annnnnamobeneeeeeeee.
PS: fu l’ultima festa del liceo.
(n3)rva
OGNI RIFERIMENTO A FATTI, COSE, PERSONE E ANIMALI E' PURAMENTE CASUALE.
I CONTENUTI E I PERSONAGGI SONO FRUTTO DI PURA FANTASIA.
Era la fine di febbraio, ed ero nel pieno del pieno del mio fermento rave.
Iniziato poco tempo prima al mio primo rave, Il bresaola + 80 di vallelunga, e poi caduto definitivamente nel vortice al Total Confusion di sulmona ero a tutti glie effetti “l’alieno” della scuola.
Bomber, capello rasato con disegni e cuffiette.
Passato dagli 85 kg per 1.65 del 4° liceo, ai bei 55 kg, ovvero 30 kg in meno di un anno, grazie soprattutto al jump jump, specialità a base di 8 ore di ballo, techno e anfetamine, camminavo per i corridoi ripetendo ossessivamente le frasi: keep the rave goiiing…centrosuonorave…..colors colors.
Frasi storiche, tuttavia ai tempi sconosciute a gran parte della scuola.
E così, nel bel mezzo della botta, tra una sega e l’altra, scopro che si sta per organizzare la festa del liceo. L’organizzazione è aperta a tutti coloro che vogliono partecipare. La quota è 100 mila lire.
Ecchime aooo…due magheggi ed eccoti le 100 mila. Sono dentro. Sono fuori, ma stavolta sono dentro. Sono tra gli organizzatori. E ho un’idea malsana che mi ronza tra le cellule ancora non bruciate: trasformiamo questa festa di mocciosi, in un rave. Se.
Ma lo so solo io e altri 4 che voldì rave, e ben presto, molto presto mi scontro contro l’ottusità degli altri 30 che hanno tirato fuori le100 mila.
Così, Siamo riuniti nella sala riunioni quando me tocca senti le peggio cose: c’è chi dice facciamo una cena…, chi un concerto, chi una festa. In men che non si dica, a forza de colletti e minacce più o meno esplicite, si svolta per la festa.
A questo punto, il dramma: quelli della 5°A, secchioni coalizzati, hanno in mente qualcosa come RadioDeeJay e Albertino. Dall’altra parte ce so io e il fronte malefico con una sola certezza: il CUCCHETTONE.
Chiaramente, nessuno de sti secchioni sa chi è il cucchettone. Ma nonostante l’ignoranza de sti secchioni de merda, grazie alla fama de casinaro, malandrino, piccolo bosse…porto subito dalla mia mezza assemblea. Diciamo i più drogati. E Arriviamo in finale: albertino monnezza…o cucchettone bresaola.
Si va alle telefonate, ma non nel senso del televoto, ma nel senso che si contattano tutti e due. E mentre il primo spara cifre che superano abbondantemente il budget, grazie a dio, il secondo si mostra disponibile e non è nemmeno così esoso. Grazie a Dio di nuovo.
Alla fine è LUCA CUCCHETTI!
Rido sotto i baffi…hi hi hi…non lo sanno mica che musica mette! Non lo sanno che gli spacco sta festa. Erano i tempi di triller killer…hi hi hi..un nome un programma.
Presto detto, presto fatto. Ci coalizziamo…siamo i più teppisti e più drogatelli. E abbiamo preso in mano la situazione. Loro non lo sanno cosa ne sarà di loro.
Cominciamo dalla location: il maxi club Pescazzurra. A dispetto del nome, un capannone perfetto per un rave, adibito a sala per feste dei licei. Statale nettunense. Facile da trovare.
Dopo un piccolo sopralluogo decidiamo che prima cosa…Ci vuole un rinforzino all’impianto, ma nessuno capisce perché. “L’impianto c’è.” E lo so io perché. Fori i soldi per l’impianto.
Punto due. Ci vorrà un servizio di security. “Ma a che serve la security? Siamo noi del liceo”….mi risponde come un’ochetta giuliva una di quelle che voleva albertino.
E lo so io a che serve. Fidate.
Punto tre. Decidiamo che per la modica cifra di 40 mila lire ci aggiudichiamo 2 citazioni del cucchettone in diretta durante il mad show di giovedì. Sono già pronto a registrare.
E così,proprio nel bel mezzo della rave hit..in diretta, il cucchettone ricorda a tutti:
venerdi sera, sarò alla festa del liceo scientifico di anzio, club pescazzurra, nettunense. Non mancate.
È inutile dire che le prevendite finiscono in un attimo. Un po’ perché tutti i liceali comprano il biglietto per la loro festicciola, un po’ perché la voce della presenza di Cucchetti si sparge in men che non si dica in tutte le comunità raver del lazio.
Ma attenzione, non fate l’errore di pensare che fosse un rave vero…era pur sempre una festa del liceo. Come quella dell’anno prima, e come quella che non ci fu più l’anno dopo.
I biglietti di prevendita erano inguardabili. Stampati su carta lucida avana, con i caratteri “tutti riccioli” della festa di compleanno dei 18 anni. Osceni.
La locandina, altrettanto Mostruosa. Fotocopiata a un colore su carta arancione fosforescente.
Un po’ come i saldi delle scarpe.
Ma, bando alle ciance. Il giorno è arrivato. Il cuore è in gola, mentre arrivo con il mio motorino al pescazzurra. Subito riunione dello staff: Siamo noi, i 31 che organizzavano a doverci dividere i compiti principali.
Due rapidi calcoli e I miei scagnozzi sono alla cassa, mentre io, per garantirmi la serata, mi prendo il controllo interno delle porte di sicurezza (tanto fuori ci sta la sicurezza) e il compito di andare a prendere il Cucchettone sulla nettunense.
con me ho un aiutino….
2 verdone. Mezza la prendo subito.
E in men che non si dica, alle prime note dei dj di casa, giovani ragazzetti promettenti con qualche disco giusto e qualche sbagliato, parto per la tangente. Smascello e cammino ballando.
E mentre cammino incontro i liceali con la giacchetta blu che cominciano ad arrivare. Qualcuno mi saluta, ma io non so nemmeno più chi so. Sto in botta piena. E in quel vialetto mi rendo conto, che è pur sempre la festa del liceo. Con i genitori che accompagnano i propri figli, poco più che adolescenti, al RAAAAAAAAAAAAAAVE.
La pazzia sale: Alle 23.00 in punto sono in strada, anzi in mezzo alla nettunense, con il cartello in mano rivolto alle macchine come un autostoppista. Non cerco un passaggio…cerco il Cucchettone, che puntuale arriva dalla direzione roma. L’appuntamento è ora.
E lo becco subito. Non poteva non notarmi a maniche corte a febbraio, in mezzo alla nettunense. Eccolo! Peugeot 205 bianca, aria trasandatissima, vetri appannati, capelli lunghi: è l’oooombrellaro.
“Ciao Luca, bella. Hai porato le fruste si! ..…seguime”. Prendo il motorino e faccio strada al Cucchettone. La prima a destra, la prima a sinistra…entro e me ritrovo davanti na bolgia infernale.
Ci saranno 300 raver all’entrata che vonno entra a gratise. In mezzo, i liceali giacchetta e camicetta. Porco zio..stasera succede un macello. Meno male che avemo preso pure du panini della security co i cani pe i soldi dell’incasso.
Aiuto, il cucchettone a prendere le valige..e facendomi largo tra la folla lo accompagno in consolle.
Io lo tratto da dio, gli altri 30 non sanno nemmeno chi è. Prego Luca…spaccace tutto.
È il momento, Giorgetto dj lascia il posto all’ombrellaro, bresaola man, Il cucchettone è in consolle!!!
Ed è subito: raaaaaaaave.
Resoconto della festa: i liceali scappati dopo mezz’ora, presenza di 1100 persone, 900 paganti, una rissa tra skin head, 100 mila lire de guadagno.
“100 mila lire? Ma come? Tutta quella gente e avemo solo ripreso i soldi?”
“ ehh.. tanti so entrati dalle uscite de sicurezza con i magheggi dei buttafuori”
“E chi doveva controllà ste uscite?”
“tu”….ovvero “Io”.
Annnnnamobeneeeeeeee.
PS: fu l’ultima festa del liceo.
(n3)rva
OGNI RIFERIMENTO A FATTI, COSE, PERSONE E ANIMALI E' PURAMENTE CASUALE.
I CONTENUTI E I PERSONAGGI SONO FRUTTO DI PURA FANTASIA.
mercoledì 22 agosto 2007
ash ash asharam
Era un tranquillissimo mercoledì di aprile del 1995, e avevo appena aperto il cartone con i dischi arrivati da Firenze, con la stessa frenesia con cui un bambino apre i regali di natale, quando all'improvviso il mio occhio ancora lucido cade su piccolissimo, minuscolo, stranissimo, flyerino. Azz è?
UNIVERSO BETA presenta INAUGURAZIONE ASHRAM, mezzanotte mezzogiorno UBJ, MASTERFUNK, ROBY J, MIKI, SANDRO VIBOT, CIRO, GABRI FASANO. MinKia. E dov'è sto posto? FUCECCHIO, MONTECATINI TERME. Fucecchio? Mai sentito, un posto nuovo, fuori dal triangolo del bene e del male PONSACCO, TIRRENIA, EMPOLI. Bah! Lo metto in tasca ed esco.
Dopo 2 giorni la comitiva lisergica è riunita intorno al tavolo del bar, bisogna decidere dove passare il sabato, dove festeggiare il compleanno del C. e soprattutto che spesa fare per il nostro solito pic nic del fine settimana. Una sola idea è nella mente di tutti, che te lo dico a fare: I M P E R I A L E..non fa male, sale sale. Ok, non c'è dubbio, ma proprio in quei momenti in cui 2 + 2 fa sempre 4, i nostri sogni si scontrano con un muro chiamato "sghei". Uè..qui non ci sono i soldi per l'afer neò!!! Un bivio grosso come una cassa del jaiss ci si palesa davanti. A voi la scelta ragazzi:
o solo imperiale..o questo coso strano qui..in men che non si dica tiro fuori quel minuscolo flyer del mezzanotte mezzogiorno Ashram. Beh..i nomi ci sono, il flyer c'è, piccolo ma c'è, ma
tutti mi guardano un po' così.. Fucecchio? Io non ho mai sentito nominare, nessuno l'ha mai sentito nominare, ma lo spirito di Ambrogio fogar che in quegli anni ci guidava ogni sabato e domenica ci dice di provare l'avventura. In fondo..sono solo1000 km tra andata e ritorno..ma si! Il giorno dopo alle 16.00 siamo in macchina..macchina? ok macchina, una lurida, grigiolina Fiat Uno60. Dove uno stava per "Uno" schifo e 60 per la velocità massima che poteva raggiungere.
Ma "bruno" come ero solito chiamare la mia macchina, in fondo, non ci aveva mai deluso.
SI viaggia, lentamente, con la macchina e con la mente. E tra solfumigi, fumo, bottiglie di vodka e cassettina di miki, quella mitica uno in men che non si dica si trasforma in un privè ambulante. Dopo 4 ore di viaggio, ciondolando al testa a ritmo, come in un sogno, appare davanti a noi il casello. Abbasso il finestrino a manovella e chiedo al casellante dopo aver sganciato la grana: scusi, sa mica dov'è Fucecchio? Adiritto risponde. Adiritto? Non può che voler dire dritto! Ok, manovella in reverse e si riparte, finchè proprio come benigni e troisi ci ritroviamo a Fucecchio.
Campi a destra, campi a sinistra e un'insegna lampeggiante. TRATTORIA DEL CAMIONISTA.
Bene, quale miglior posto per passare queste 3 orette che ci separano alla mezzanotte. Ci fondiamo dentro, ceniamo abbondantemente con un succo di frutta e ci spalmiamo intorno al biliardo. Stecca in mano, siga in bocca e smania in corpo. Come sarà mai sto Asham? Asram? Ashram! Bah..si esce e ci si incammina per la disco..aspetta disco..capannone. La fila c'è..ma noi sembriamo dei marziani in confronto a quelli che aspettano di entrare. La gente ci guarda e si domanda: azz ci fanno questi di roma qui? In effetti non è la solita gente, sembrano contadini in fila verso il mondo progressivo. C'è qualcosa che non torna, però oramai siamo qui, si entra.
Che posto è? La musica c'è, la gente anche, ma non è quell'atmosfera tipica che ti ritrovi intorno il tipico sabato notte anni 90. Giriamo, giriamo e verso le 4 usciamo con quell'aria di sufficienza tipica di chi sapeva. Mai lasciare la botta vecchia per la nuova, sai quello che lasci ma non sai quello che si trova. Dopo un rapido cambio di vestiti, con la stessa faccia di gomma, rientriamo alla trattoria del camionista. La signora appena sveglia, ci accoglie un po' perplessa. CI buttiamo li su un tavolo e ci rifocilliamo con del liquido (anche perchè era impensabile masticare).
A noi piaceva chiacchierare in quello stato, tra 35 sigarette a testa e discorsi che nemmeno gli schizofrenici riuscivano a capire. Passata un'oretta ci guardiamo, e senza proferire parola ci alziamo insieme dalla sedia. Si va all'after con un patto di plastica: si entra, se fra un'oretta è ancora moscio, si parte e si torna a casa. Mentre camminiamo incontriamo qualche contadino appena sveglio che ci guarda con aria frastornata, e il solito dubbio amletico di chi incontri la domenica mattina: "ma questi si sono svegliati ora, oppure ancora nn sono andati a dormire?" Sembrerebbe l'ennesimo brutto segno, ma come giriamo l'angolo, la luce: uno spettacolo fantastico proprio davanti ai nostri occhi... una fila lunghissima di gente che veniva da altri locali solo per l'after, persone sui pattini, drag queen, maschi in gonna con creste verdi,rosse e vestiti spaziali di ogni sorta.
Un sorriso sulla faccia, un pensiero nelle nostre menti, basta uno sguardo per capirci: "qui ce ne andiamo tra due giorni ". Chiaramente, saltiamo la fila avendo il timbro del first hour, entriamo e magicamente la pista era trasformata. La "pazzia" dilagava: gente sorridente legata da un'empatia che solo taluni ambienti possono dare. E' chimica, una reazione a catena tra amicizia, musica, divertimento. "Benvenuto nel paese delle meraviglie. Lei oramai è di casa."
Si, c'è roby J in consolle, senti che musica, poi in questo posto dal nome così strano sembra veramente un profeta del suono. In men che non si dica io ed i miei amici ci perdiamo di vista, ognuno col suo viaggio ognuno diverso, come diceva qualcuno.
In quel locale la magia dell'atmosfera nell'aria aveva riempito i nostri polmoni, finalmente il nostro sorriso anfetaminico era predominante sul viso. Camminando a stento con un cocktail in mano raggiungo il privè. Un'occhiata al buttafuori basta per farmi passare: entro e sulla consolle trovo masterfunk. La musica era bellissima, battuta lenta suoni spaziali e batteria semi dritta.
Dentro ci sono un centinaio di persone, tra tutti spicca un Franchino con i pantaloni calati a mostrare le sue mutande di dolce &gabbana. Questo è Ashram!
Non mi sembrava vero, ero a una di quelle feste date da andy wharool, uno di quei party dove l'atmosfera e' contaggiosa, Se è la gente che crea l'ambiente, di sicuro in quei 60 mq c'erano solo persone davvero speciali. Per un'ora viaggio, ma poi e in preda ad uno svarione esco fuori....tra un conato e un boccheggio riesco a raggiungere il bagno. "ora mi do una sciacquata e poi si riparte" penso. Sono un po' preoccupato. Ma sento un grido! è la vocalist BETTINA (la mia preferita) UUUUUh..:"MAMME TRANQUILLE , I VOSTRI FIGLI SONO AL FUORI ORARIO" tranquille ? se mia madre mi vedesse cosi', chiamerebbe il cim pensavo dentro di me.
In un attimo, Il sorriso mi torna sulla faccia, se! Altro che mamma, ora l'unica cosa che mi importava era partecipare a quel rito, far parte di quel movimento che poi sarebbe diventato storia. Una storia nemmeno tanto lontana, nata dal nulla e sparita nel nulla.
Mi butto nella folla e sparisco, anche io, la musica porta via tutto, inibizioni, pensieri, ....
(continua...)
KOL(4)
OGNI RIFERIMENTO A FATTI, COSE, PERSONE E ANIMALI E' PURAMENTE CASUALE.
I CONTENUTI E I PERSONAGGI SONO FRUTTO DI PURA FANTASIA.
UNIVERSO BETA presenta INAUGURAZIONE ASHRAM, mezzanotte mezzogiorno UBJ, MASTERFUNK, ROBY J, MIKI, SANDRO VIBOT, CIRO, GABRI FASANO. MinKia. E dov'è sto posto? FUCECCHIO, MONTECATINI TERME. Fucecchio? Mai sentito, un posto nuovo, fuori dal triangolo del bene e del male PONSACCO, TIRRENIA, EMPOLI. Bah! Lo metto in tasca ed esco.
Dopo 2 giorni la comitiva lisergica è riunita intorno al tavolo del bar, bisogna decidere dove passare il sabato, dove festeggiare il compleanno del C. e soprattutto che spesa fare per il nostro solito pic nic del fine settimana. Una sola idea è nella mente di tutti, che te lo dico a fare: I M P E R I A L E..non fa male, sale sale. Ok, non c'è dubbio, ma proprio in quei momenti in cui 2 + 2 fa sempre 4, i nostri sogni si scontrano con un muro chiamato "sghei". Uè..qui non ci sono i soldi per l'afer neò!!! Un bivio grosso come una cassa del jaiss ci si palesa davanti. A voi la scelta ragazzi:
o solo imperiale..o questo coso strano qui..in men che non si dica tiro fuori quel minuscolo flyer del mezzanotte mezzogiorno Ashram. Beh..i nomi ci sono, il flyer c'è, piccolo ma c'è, ma
tutti mi guardano un po' così.. Fucecchio? Io non ho mai sentito nominare, nessuno l'ha mai sentito nominare, ma lo spirito di Ambrogio fogar che in quegli anni ci guidava ogni sabato e domenica ci dice di provare l'avventura. In fondo..sono solo
Ma "bruno" come ero solito chiamare la mia macchina, in fondo, non ci aveva mai deluso.
SI viaggia, lentamente, con la macchina e con la mente. E tra solfumigi, fumo, bottiglie di vodka e cassettina di miki, quella mitica uno in men che non si dica si trasforma in un privè ambulante. Dopo 4 ore di viaggio, ciondolando al testa a ritmo, come in un sogno, appare davanti a noi il casello. Abbasso il finestrino a manovella e chiedo al casellante dopo aver sganciato la grana: scusi, sa mica dov'è Fucecchio? Adiritto risponde. Adiritto? Non può che voler dire dritto! Ok, manovella in reverse e si riparte, finchè proprio come benigni e troisi ci ritroviamo a Fucecchio.
Campi a destra, campi a sinistra e un'insegna lampeggiante. TRATTORIA DEL CAMIONISTA.
Bene, quale miglior posto per passare queste 3 orette che ci separano alla mezzanotte. Ci fondiamo dentro, ceniamo abbondantemente con un succo di frutta e ci spalmiamo intorno al biliardo. Stecca in mano, siga in bocca e smania in corpo. Come sarà mai sto Asham? Asram? Ashram! Bah..si esce e ci si incammina per la disco..aspetta disco..capannone. La fila c'è..ma noi sembriamo dei marziani in confronto a quelli che aspettano di entrare. La gente ci guarda e si domanda: azz ci fanno questi di roma qui? In effetti non è la solita gente, sembrano contadini in fila verso il mondo progressivo. C'è qualcosa che non torna, però oramai siamo qui, si entra.
Che posto è? La musica c'è, la gente anche, ma non è quell'atmosfera tipica che ti ritrovi intorno il tipico sabato notte anni 90. Giriamo, giriamo e verso le 4 usciamo con quell'aria di sufficienza tipica di chi sapeva. Mai lasciare la botta vecchia per la nuova, sai quello che lasci ma non sai quello che si trova. Dopo un rapido cambio di vestiti, con la stessa faccia di gomma, rientriamo alla trattoria del camionista. La signora appena sveglia, ci accoglie un po' perplessa. CI buttiamo li su un tavolo e ci rifocilliamo con del liquido (anche perchè era impensabile masticare).
A noi piaceva chiacchierare in quello stato, tra 35 sigarette a testa e discorsi che nemmeno gli schizofrenici riuscivano a capire. Passata un'oretta ci guardiamo, e senza proferire parola ci alziamo insieme dalla sedia. Si va all'after con un patto di plastica: si entra, se fra un'oretta è ancora moscio, si parte e si torna a casa. Mentre camminiamo incontriamo qualche contadino appena sveglio che ci guarda con aria frastornata, e il solito dubbio amletico di chi incontri la domenica mattina: "ma questi si sono svegliati ora, oppure ancora nn sono andati a dormire?" Sembrerebbe l'ennesimo brutto segno, ma come giriamo l'angolo, la luce: uno spettacolo fantastico proprio davanti ai nostri occhi... una fila lunghissima di gente che veniva da altri locali solo per l'after, persone sui pattini, drag queen, maschi in gonna con creste verdi,rosse e vestiti spaziali di ogni sorta.
Un sorriso sulla faccia, un pensiero nelle nostre menti, basta uno sguardo per capirci: "qui ce ne andiamo tra due giorni ". Chiaramente, saltiamo la fila avendo il timbro del first hour, entriamo e magicamente la pista era trasformata. La "pazzia" dilagava: gente sorridente legata da un'empatia che solo taluni ambienti possono dare. E' chimica, una reazione a catena tra amicizia, musica, divertimento. "Benvenuto nel paese delle meraviglie. Lei oramai è di casa."
Si, c'è roby J in consolle, senti che musica, poi in questo posto dal nome così strano sembra veramente un profeta del suono. In men che non si dica io ed i miei amici ci perdiamo di vista, ognuno col suo viaggio ognuno diverso, come diceva qualcuno.
In quel locale la magia dell'atmosfera nell'aria aveva riempito i nostri polmoni, finalmente il nostro sorriso anfetaminico era predominante sul viso. Camminando a stento con un cocktail in mano raggiungo il privè. Un'occhiata al buttafuori basta per farmi passare: entro e sulla consolle trovo masterfunk. La musica era bellissima, battuta lenta suoni spaziali e batteria semi dritta.
Dentro ci sono un centinaio di persone, tra tutti spicca un Franchino con i pantaloni calati a mostrare le sue mutande di dolce &gabbana. Questo è Ashram!
Non mi sembrava vero, ero a una di quelle feste date da andy wharool, uno di quei party dove l'atmosfera e' contaggiosa, Se è la gente che crea l'ambiente, di sicuro in quei 60 mq c'erano solo persone davvero speciali. Per un'ora viaggio, ma poi e in preda ad uno svarione esco fuori....tra un conato e un boccheggio riesco a raggiungere il bagno. "ora mi do una sciacquata e poi si riparte" penso. Sono un po' preoccupato. Ma sento un grido! è la vocalist BETTINA (la mia preferita) UUUUUh..:"MAMME TRANQUILLE , I VOSTRI FIGLI SONO AL FUORI ORARIO" tranquille ? se mia madre mi vedesse cosi', chiamerebbe il cim pensavo dentro di me.
In un attimo, Il sorriso mi torna sulla faccia, se! Altro che mamma, ora l'unica cosa che mi importava era partecipare a quel rito, far parte di quel movimento che poi sarebbe diventato storia. Una storia nemmeno tanto lontana, nata dal nulla e sparita nel nulla.
Mi butto nella folla e sparisco, anche io, la musica porta via tutto, inibizioni, pensieri, ....
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KOL(4)
OGNI RIFERIMENTO A FATTI, COSE, PERSONE E ANIMALI E' PURAMENTE CASUALE.
I CONTENUTI E I PERSONAGGI SONO FRUTTO DI PURA FANTASIA.
domenica 12 agosto 2007
premio speciale a chi stacca il faretto
Non so come, non so perché ma mi era capitata tra le mani una cassetta del cocoricò di saccoman e per tutta la settimana non avevo fatto che ascoltarla e riascoltarla, giorno e notte. Alla fine, non era bellissima, la musica della riviera ai tempi era molto diversa da quella della toscana, ma su quella cassetta c'era un disco, un solo disco che da solo valeva la cassetta: una vera e propria bomba ad orologeria. Era una di quelle tracce che sembrano innocue, finché non si fermano, e all'improvviso, dopo una pausa normalissima, ripartono a cannone e spaccano tutto. Tutto.
1 mese dopo.
Arriva il sabato, e come ogni sabato del 96, Jaiiiiiiiiiiiiss.
Ero li bello in consolle, che ballavo mentre suonava il caccia.
Quando all'improvviso...due note, una cassa, riconosco subito quel disco malattia della cassetta del cocco!! Stupore, trepidazione e subito urlo: questo è da paura!
Francesconi, che era proprio davanti a me mi guardò. Era la prima volta che Gabry metteva quel disco e nessuno sapeva come fosse...ma giusto il tempo di uno sguardo e mi accorsi che eravamo vicino al momento del mitico stop and go e gridai: daje roby ...tutti giù!
Francesconi si fidò e mi segui a ruota al gridò di tutti giù! Tutti giù. Si sale si urla.
Questa notte Jaiss, premio speciale a chi stacca il faretto.
Gabry si voltò stupito perché sapeva che bomba sarebbe esplosa di li a poco.
In un attimo tutto il Jaiss era a terra, compresa l'animazione. E all'improvviso gridai: ora! Sapevo bene quando il cannone avrebbe sparato e Francesconi a ruota grido: ora! E la cassa esplose regalandomi il più bel tutti giù che mi ricordi di aver vissuto.
Perché l'energia dei "tutti giù" del Jaiss è qualcosa che non si può davvero capire se non si è vissuta almeno una volta. Da pubblico o da artefice. Le gambe che ti tremano, la voglia di saltare che ti fa fremere, non riesci a stare fermo, ti guardi intorno per vedere se tutti sono pronti come te, c'è chi non regge, chi si alza prima e poi si riaccuccia, e poi tutto esplode. Il cuore, le gambe, la musica.
I brividi pervadono il tuo essere, i colori la tua vista e la musica la tua anima. Si sente quella sensazione unica di famiglia, di malattia dal quale nessuno di noi vorrebbe mai guarire. Anche i più goffi diventano atletici, anche i più scettici capiscono che non siamo li per ballare, ma per partecipare a quel rito, magico, unico chiamato Jaiss.
ancora una volta, grazie Roby.
(n3)rva
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1 mese dopo.
Arriva il sabato, e come ogni sabato del 96, Jaiiiiiiiiiiiiss.
Ero li bello in consolle, che ballavo mentre suonava il caccia.
Quando all'improvviso...due note, una cassa, riconosco subito quel disco malattia della cassetta del cocco!! Stupore, trepidazione e subito urlo: questo è da paura!
Francesconi, che era proprio davanti a me mi guardò. Era la prima volta che Gabry metteva quel disco e nessuno sapeva come fosse...ma giusto il tempo di uno sguardo e mi accorsi che eravamo vicino al momento del mitico stop and go e gridai: daje roby ...tutti giù!
Francesconi si fidò e mi segui a ruota al gridò di tutti giù! Tutti giù. Si sale si urla.
Questa notte Jaiss, premio speciale a chi stacca il faretto.
Gabry si voltò stupito perché sapeva che bomba sarebbe esplosa di li a poco.
In un attimo tutto il Jaiss era a terra, compresa l'animazione. E all'improvviso gridai: ora! Sapevo bene quando il cannone avrebbe sparato e Francesconi a ruota grido: ora! E la cassa esplose regalandomi il più bel tutti giù che mi ricordi di aver vissuto.
Perché l'energia dei "tutti giù" del Jaiss è qualcosa che non si può davvero capire se non si è vissuta almeno una volta. Da pubblico o da artefice. Le gambe che ti tremano, la voglia di saltare che ti fa fremere, non riesci a stare fermo, ti guardi intorno per vedere se tutti sono pronti come te, c'è chi non regge, chi si alza prima e poi si riaccuccia, e poi tutto esplode. Il cuore, le gambe, la musica.
I brividi pervadono il tuo essere, i colori la tua vista e la musica la tua anima. Si sente quella sensazione unica di famiglia, di malattia dal quale nessuno di noi vorrebbe mai guarire. Anche i più goffi diventano atletici, anche i più scettici capiscono che non siamo li per ballare, ma per partecipare a quel rito, magico, unico chiamato Jaiss.
ancora una volta, grazie Roby.
(n3)rva
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martedì 31 luglio 2007
toro seduto ha bucato
Era estate, la caldissima estate del '95 e quella domenica mattina c'era: THE WEST. La riserva. Era una settimana che ci preparavamo, che spierreggiavamo, che coinvolgevamo gente, che ci fomentavamo. Eravamo tutti pronti per il rito dei riti, in mezzo alla vallata, musica, amici e amore. Tutta la comitiva, aveva il suo vestito da indiano: chi solo qualche piuma raccolta sulla spiaggia durante la settimana, e chi veri e propri costumini da indiano in pelle di daino. Nonne, zie, sarte amiche di amici avevano avuto un bel da fare in quella settimana. Altri come me, avevano interpretato l'indiano del 21 secolo, con gonnellino ricavato da vecchia felpa, maglietta fluorescente dell'olanda e capelli biondo platino.
Insomma, quella notte verso le 4, sembravamo in partenza per il carnevale, un carnevale molto speciale, in pieno agosto. E alle 4 in punto, dopo mille smanie, e mille preparativi, la carovana partì. Io ero alla guida della mia piccola diligenza, una scatoletta nera chiamata ROVER 111. La macchina più scomoda della categoria, 4 metriquadri, 2 sportelli, con interni in alcantara che sotto il sole si autoriscaldavano a mille. Con me, nella piccola scatola nera, c'erano: Marc, che indossava con disinvoltura un gonnellino indiano, a petto nudo, con segni di vernice blu in faccia e per tutto il corpo. Pecca, la fotocopia di Marc, con qualche penna in più sulla testa e qualche tic in più sul volto. Roberta, un pezzo di gnocca in pieno stile indiano, soprannominata per l'occasione "gnocca seduta". Eravamo, giovani e belli, spensierati in viaggio, col corpo e con la mente. L'aurelia scorreva davanti a noi e le prime luci dell'alba illuminavano la strada. Una bottiglia d'acqua con frammenti di pastarelle e francobolli girava per l'auto, e pian piano l'umore saliva, sempre di più. Ogni cosa diventava un pretesto per ridere, e le risate coprivano anche la musica della cassetta oramai al 3° giro. Tutto filava liscio, finchè ad un tratto, all'altezza di Bibbona...l'imprevisto degli imprevisti. Abbiamo bucato cazzo! Posteriore destra. Cazzo. Mi accosto, e parcheggio sulla corsia di emergenza. Alle 7 del mattino di domenica sull'aurelia. Scendo dall'auto e smadonno. E in quel momento mi accorgo di essere praticamente solo, anzi solo sarebbe stato meglio solo. Ero in compagnia di 3 fulminati che ancora ridevano in macchina solo per il fatto di aver bucato. "Minkia, scendete un po'!" "Datemi na mano!" E loro scendono riedendo, e continuano a ridere appoggiati al guard rail. Mi incazzo ancora di più, mi armo di santa pazienza e comincio a cercare crick, chiave, gomma di scorta. E loro che li che ridono ridono. E mentre mi accuccio, giù per cambiare la ruota, sento un rumore in lontananza e le risate che si fermano all'istante. E' un'auto in arrivo! Giusto il tempo di pensare.."oddio mo se passano le guardie so cazzi"..che mi alzo e vedo passare lentamente accanto a noi una fiat marea, con una famigliola a bordo. Tutti increduli, tutti voltati verso di noi con la bocca spalancata e la bambina di 5 o 6 anni spiaccicata la vetro che ci guarda come fossimo marziani. All'istante penso: "ma che cazzo se guardano questi?" Ma prima di finire la frase, realizzo tra me e me, la scena che si sono trovati davanti questi poveretti: quattro deficenti, vestiti da indiani, in pieno agosto, alle 7 del mattino di domenica, che cambiano la gomma dell'auto sull'aurelia. Già è troppo che non so annati a sbatte! A quel punto, la risata contaggiosa, ci prese ancora di più e non ci lasciò più. Mai più. Anche oggi, a 10 anni di distanza. Anche ora, proprio mentre scrivo. Perché anche questo è the west. Dove tutto è possibile.
(n3)rva
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I CONTENUTI E I PERSONAGGI SONO FRUTTO DI PURA FANTASIA.
Insomma, quella notte verso le 4, sembravamo in partenza per il carnevale, un carnevale molto speciale, in pieno agosto. E alle 4 in punto, dopo mille smanie, e mille preparativi, la carovana partì. Io ero alla guida della mia piccola diligenza, una scatoletta nera chiamata ROVER 111. La macchina più scomoda della categoria, 4 metriquadri, 2 sportelli, con interni in alcantara che sotto il sole si autoriscaldavano a mille. Con me, nella piccola scatola nera, c'erano: Marc, che indossava con disinvoltura un gonnellino indiano, a petto nudo, con segni di vernice blu in faccia e per tutto il corpo. Pecca, la fotocopia di Marc, con qualche penna in più sulla testa e qualche tic in più sul volto. Roberta, un pezzo di gnocca in pieno stile indiano, soprannominata per l'occasione "gnocca seduta". Eravamo, giovani e belli, spensierati in viaggio, col corpo e con la mente. L'aurelia scorreva davanti a noi e le prime luci dell'alba illuminavano la strada. Una bottiglia d'acqua con frammenti di pastarelle e francobolli girava per l'auto, e pian piano l'umore saliva, sempre di più. Ogni cosa diventava un pretesto per ridere, e le risate coprivano anche la musica della cassetta oramai al 3° giro. Tutto filava liscio, finchè ad un tratto, all'altezza di Bibbona...l'imprevisto degli imprevisti. Abbiamo bucato cazzo! Posteriore destra. Cazzo. Mi accosto, e parcheggio sulla corsia di emergenza. Alle 7 del mattino di domenica sull'aurelia. Scendo dall'auto e smadonno. E in quel momento mi accorgo di essere praticamente solo, anzi solo sarebbe stato meglio solo. Ero in compagnia di 3 fulminati che ancora ridevano in macchina solo per il fatto di aver bucato. "Minkia, scendete un po'!" "Datemi na mano!" E loro scendono riedendo, e continuano a ridere appoggiati al guard rail. Mi incazzo ancora di più, mi armo di santa pazienza e comincio a cercare crick, chiave, gomma di scorta. E loro che li che ridono ridono. E mentre mi accuccio, giù per cambiare la ruota, sento un rumore in lontananza e le risate che si fermano all'istante. E' un'auto in arrivo! Giusto il tempo di pensare.."oddio mo se passano le guardie so cazzi"..che mi alzo e vedo passare lentamente accanto a noi una fiat marea, con una famigliola a bordo. Tutti increduli, tutti voltati verso di noi con la bocca spalancata e la bambina di 5 o 6 anni spiaccicata la vetro che ci guarda come fossimo marziani. All'istante penso: "ma che cazzo se guardano questi?" Ma prima di finire la frase, realizzo tra me e me, la scena che si sono trovati davanti questi poveretti: quattro deficenti, vestiti da indiani, in pieno agosto, alle 7 del mattino di domenica, che cambiano la gomma dell'auto sull'aurelia. Già è troppo che non so annati a sbatte! A quel punto, la risata contaggiosa, ci prese ancora di più e non ci lasciò più. Mai più. Anche oggi, a 10 anni di distanza. Anche ora, proprio mentre scrivo. Perché anche questo è the west. Dove tutto è possibile.
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mercoledì 25 luglio 2007
molle nelle gambe,farfalle nella testa
siamo li, cerchiamo con prepotenza di entrare dentro quel cerchio magico, ci guardiamo intorno.....
niente , non e' ancora il momento....
andiamo al bar, e chiediamo una cosa da bere, la prendiamo, ma la distribuiamo per la gente che nemmeno conosciamo, in fondo siamo tutti li' per lo stesso motivo, per cercare un po' di empatia, a riempire per l'ennesima volta una delle tante situazioni vuote della nostra vita, della nostra giornata.
le luci ,il fumo,e quel synth messo al momento giusto aprono la gabbia dei bozzoli nella nostra pancia.
quel formicolio ci toglie il fiato, ma non importa , siamo una cosa sola, un unica entita' che sprigiona sensazioni sensazionali.
sudiamo, dovremo bere acqua in continuazione , ma non lo facciamo, in fondo siamo supereroi e in quel momento niente e nessuno ci puo' fermare.
siamo bellissimi, e ogni essere umano ci guarda ,siamo al centro dell'attenzione.
e' appena iniziato il volo, potrebbe durare un ora o tutta la notte, ma a noi non importa ,siamo li per goderci il momento fino alla fine.
i conati di stomaco non ci spaventano, in fondo e' solo la vidimazione del biglietto per il nostro viaggio , per la nostra parabola.
è tutto pronto, il nostro burattinaio e' in forma , viaggia sul nostro stesso binario, e ' pronto per catalizzare sui piatti cio' che noi abbiamo nel diaframma.
disco dopo disco la meta e' vicina , nessuno ci puo' fermare,siamo li' apposta per celebrare un rito che la vita ci ha fatto scordare. a destra e poi a sinistra ,su e poi giu' , e tutto perfetto, siamo riusciti ad entrare.....
quel cerchio e chiuso, chi e' dentro e' dentro, chi e' fuori e' fuori. siamo tutti ingranaggi perfetti di una macchina che non esiste se non nel nostro inconscio.
siamo tutti protagonisti , almeno per qurl momento , e potremo arrivare fino alle stelle insieme. c'e' un break con un tappeto, e la strobo e' il semaforo che aspettiamo, siamo pronti per la massima velocita', e tutto lascia presuppore che la raggiungeremo presto.
non importa se mi guardi o se ti guardo, in fondo un'occhiata vale piu' di mille parole.
le nostre mani sono come gesso su una lavagna che spesso dimentichiamo di avere, i bozzoli nello stomaco sono diventati farfalle e volano sempre piu ' in alto, fino alla testa.oramai siamo troppo lontani da terra; che bello, tutto cosi' subliminale e colorato, speriamo che non finisca mai, che scemo che sono stato prima, avrei potuto iniziare, invece stavo li' bloccato da non so che cosa, adesso posso tutto, senza paranoie o inibizioni, adesso niente mi puo' fermare.
e' tutto bellissimo, rimarro' per sempre in questo stato....
ora silenzio , lasciatemi salire velocemente, cavalcando questo basso, rimbalzando su questa cassa.
possiamo alzarci ancora di quota ,lo stiamo facendo in perfetta simbiosi, stiamo per arrivare a destinazione, quando di punto in bianco...
STOP ,SI SPEGNELA MUSICA SI STACCA LA CORRENTE.
SIAMO IN CADUTA VERTICALE E IN MEN CHE NON SI DICA FINISCE TUTTO,CON UN SEMPLICE GESTO , E IN UNA FRAZIONE DI SECONDO, MI RITROVO DI NUOVO CON I PIEDI DENTRO LE SCARPE.
KOL(4)
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niente , non e' ancora il momento....
andiamo al bar, e chiediamo una cosa da bere, la prendiamo, ma la distribuiamo per la gente che nemmeno conosciamo, in fondo siamo tutti li' per lo stesso motivo, per cercare un po' di empatia, a riempire per l'ennesima volta una delle tante situazioni vuote della nostra vita, della nostra giornata.
le luci ,il fumo,e quel synth messo al momento giusto aprono la gabbia dei bozzoli nella nostra pancia.
quel formicolio ci toglie il fiato, ma non importa , siamo una cosa sola, un unica entita' che sprigiona sensazioni sensazionali.
sudiamo, dovremo bere acqua in continuazione , ma non lo facciamo, in fondo siamo supereroi e in quel momento niente e nessuno ci puo' fermare.
siamo bellissimi, e ogni essere umano ci guarda ,siamo al centro dell'attenzione.
e' appena iniziato il volo, potrebbe durare un ora o tutta la notte, ma a noi non importa ,siamo li per goderci il momento fino alla fine.
i conati di stomaco non ci spaventano, in fondo e' solo la vidimazione del biglietto per il nostro viaggio , per la nostra parabola.
è tutto pronto, il nostro burattinaio e' in forma , viaggia sul nostro stesso binario, e ' pronto per catalizzare sui piatti cio' che noi abbiamo nel diaframma.
disco dopo disco la meta e' vicina , nessuno ci puo' fermare,siamo li' apposta per celebrare un rito che la vita ci ha fatto scordare. a destra e poi a sinistra ,su e poi giu' , e tutto perfetto, siamo riusciti ad entrare.....
quel cerchio e chiuso, chi e' dentro e' dentro, chi e' fuori e' fuori. siamo tutti ingranaggi perfetti di una macchina che non esiste se non nel nostro inconscio.
siamo tutti protagonisti , almeno per qurl momento , e potremo arrivare fino alle stelle insieme. c'e' un break con un tappeto, e la strobo e' il semaforo che aspettiamo, siamo pronti per la massima velocita', e tutto lascia presuppore che la raggiungeremo presto.
non importa se mi guardi o se ti guardo, in fondo un'occhiata vale piu' di mille parole.
le nostre mani sono come gesso su una lavagna che spesso dimentichiamo di avere, i bozzoli nello stomaco sono diventati farfalle e volano sempre piu ' in alto, fino alla testa.oramai siamo troppo lontani da terra; che bello, tutto cosi' subliminale e colorato, speriamo che non finisca mai, che scemo che sono stato prima, avrei potuto iniziare, invece stavo li' bloccato da non so che cosa, adesso posso tutto, senza paranoie o inibizioni, adesso niente mi puo' fermare.
e' tutto bellissimo, rimarro' per sempre in questo stato....
ora silenzio , lasciatemi salire velocemente, cavalcando questo basso, rimbalzando su questa cassa.
possiamo alzarci ancora di quota ,lo stiamo facendo in perfetta simbiosi, stiamo per arrivare a destinazione, quando di punto in bianco...
STOP ,SI SPEGNE
SIAMO
KOL(4)
OGNI RIFERIMENTO A FATTI, COSE, PERSONE E ANIMALI E' PURAMENTE CASUALE.
I CONTENUTI E I PERSONAGGI SONO FRUTTO DI PURA FANTASIA.
domenica 22 luglio 2007
il signore in after hour
After Hour the West, centro fiere Venturina, pasqua 1996.
migliaia e migliaia di persone si riuniscono nel rito dei riti, il the west. Quel che si vede è una grande tribù di amici, uniti sotto il segno della musica e delle colombe. tutti all'unisono, tutti uguali, tranne uno. all'improvviso davanti ai miei occhi, medioman! un uomo sulla trentina completo grigio, camicia bianca e cravatta celeste si aggira con fare quantomeno sospetto attraverso la folla. cosa? ma chi è? che ci fa qui uno yuppie?
che c'entra? è una visione o c'è davvero? questo sembra chiedersi ogni persona come me che lo vede passare. e dove passa si aprono le acque, la gente si scosta, gli apre il passaggio e dopo si volta a guardare e a commentare..che ci fa qui un fottutissimo yuppie? è una guardia? si si, è una guardia! ma no, non può essere una guardia. vestito così sarebbe troppo evidente. è completamente fuori luogo, come un ravers alla festa di compleanno di laura biagiotti. e così, mentre lo yuppie sfila per l'after hour, il mito cresce. c'è chi l'ha visto, chi l'ha sentito dire, chi lo racconta, chi lo cerca per farsi due risate. la musica pompa, c'è gabry, il caccia! boom boom boom.
tre ore dopo:
una palla di gente, intorno a qualcosa. mi faccio largo, voglio vedere anch'io. che è successo? eccolo: un uomo sulla trentina, pantalone grigio, petto nudo, camicia bianca legata in vita, cravatta intorno alla testa balla balla balla, al ritmo della musica, fluttuando su caldi correnti chimiche e volteggiando la giacca grigia nell'aria come tony manero. è lui! ma non è più lui! e uno di noi!
e credo lo sarà per sempre!
(n3)rva
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migliaia e migliaia di persone si riuniscono nel rito dei riti, il the west. Quel che si vede è una grande tribù di amici, uniti sotto il segno della musica e delle colombe. tutti all'unisono, tutti uguali, tranne uno. all'improvviso davanti ai miei occhi, medioman! un uomo sulla trentina completo grigio, camicia bianca e cravatta celeste si aggira con fare quantomeno sospetto attraverso la folla. cosa? ma chi è? che ci fa qui uno yuppie?
che c'entra? è una visione o c'è davvero? questo sembra chiedersi ogni persona come me che lo vede passare. e dove passa si aprono le acque, la gente si scosta, gli apre il passaggio e dopo si volta a guardare e a commentare..che ci fa qui un fottutissimo yuppie? è una guardia? si si, è una guardia! ma no, non può essere una guardia. vestito così sarebbe troppo evidente. è completamente fuori luogo, come un ravers alla festa di compleanno di laura biagiotti. e così, mentre lo yuppie sfila per l'after hour, il mito cresce. c'è chi l'ha visto, chi l'ha sentito dire, chi lo racconta, chi lo cerca per farsi due risate. la musica pompa, c'è gabry, il caccia! boom boom boom.
tre ore dopo:
una palla di gente, intorno a qualcosa. mi faccio largo, voglio vedere anch'io. che è successo? eccolo: un uomo sulla trentina, pantalone grigio, petto nudo, camicia bianca legata in vita, cravatta intorno alla testa balla balla balla, al ritmo della musica, fluttuando su caldi correnti chimiche e volteggiando la giacca grigia nell'aria come tony manero. è lui! ma non è più lui! e uno di noi!
e credo lo sarà per sempre!
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domenica 15 luglio 2007
brusco sandro
Brusco Sandro è alto più o meno un metro e 75, per 77 kg. Aspetto trasandato, barba incolta e indossa sempre i pantaloni di una tuta viola in pail bucherellati qua e la da i tizzoni delle canne. Altro punto fisso è il bomber del duplè che ha rubato in discoteca e che da anni ripassa con l'uniposca bianco per non far sparire la scritta duplè paura. Brusco Sandro ha sempre su un cappello con la scritta metallizzata king che si dice nasconda la calvizie. Dal cappello esce una lunga coda di cavallo che arriva fino al centro della schiena. Si mormora che chi abbia provato ad alzargli il cappello sia stato BRUSCAMENTE apostrofato. Neanche quando è in costume o in pigiama (sempre la tuta viola) lo toglie mai. Brusco Sandro è un mito del peggio. Lui non lavora e non ha mai lavorato ma si è fatto tutte le feste possibili e immaginabili senza mai pagare un ingresso, una consumazione e una pastarella. Lui conosce tutti, ma tutti fanno finta di non conoscerlo. Perché Brusco Sandro ti attacca la pippa e in men che non si dica ti racconta tutte le sue storie più o meno vere dei bei tempi, ti si butta addosso, ti fa fare la parte di qualcuno e ti mima tutte le situazioni vissute. Strilla, se ti deve ripetere la frase che la pula gli ha detto quando l'ha fermato, si butta a terra per farti vedere come si è nascosto quella volta che lo volevano buttare fuori dal locale e cosi..avanti, in mezzo alla gente, non curante degli sguardi attoniti di chi ti circonda. Brusco Sandro vive a Nettuno (roma), ma ha vissuto, ..lavorato.. o meglio spacciato anche a Parma. Ha una twingo viola con la spia della riserva sempre accesa. Nella sua auto ci sono circa 200 cassette dal 90 a oggi, di tutti i dj possibili e immaginabili. Brusco Sandro guida con le ginocchia, gira la canna con una mano e intanto ti fa ascoltare, avanti e indietro, tutti i pezzi memorabili del duplè, jaiss, exogroove e chi più ne ha più ne metta. E per ogni cassetta ha un altro aneddoto da raccontarti che a volte sfiorano l'inverosimile. Come in quell'occasione che ha visto uno pisciare in mezzo alla pista la duplè. Come quell'altra volta che ha trovato una piotta in mezzo alla pista, come quella volta che ha venduto le pillole della nonna per paste e poi sono tornati anche a ricomprarle. È si! Perché io l'ho visto con i miei occhi riuscire ad infilarsi all'exogroove al momà di perugia, con 20 buttafuori all'entrata e una piotta obbligatoria per tutti di biglietto. Dritto veloce in mezzo ai buttafuori urlando ASPETTA ad una ragazza che non conosceva. E appena superato l'ostacolo buttarsi nella folla e sparire, l'ho visto infilare in bocca alle persone mezza pillola finata per regalo in modo di averne mezza vera in cambio. L'ho visto uscire per ultimo da tutte le disco perché BRUSCO SANDRO aspetta che si accendano le luci per farsi il giro del locale guardando a terra. E ogni volta trovava qualcosa: paste, fumo, soldi, documenti da riutilizzare per qualche magheggio. I buttafuori lo conoscono bene Brusco Sandro, perché gli rubava tutti gli introiti del fine serata. Sono andato a ballare molte volte con Brusco Sandro ma lui in verità preferiva partire da solo da Nettuno e arrivare dappertutto. E vi giuro su me stesso che non è mai partito con più di 10 mila lire in tasca. Ma è sempre tornato con più di 100. Lui è l'ultimo ad abbandonare il luogo del delitto. Perché esce fuori dalla disco e parla con tutti, fuma con tutti, racconta cazzate a tutti.. fino alla sfinimento. E quando non c'è più nessuno e tu pensi che sia l'ora di andare, lui è li pronto a farsi un'altra miccia davanti al locale oramai deserto e a raccontarti tutto quello che ha vissuto quella sera. Li nella sua twingo viola targata pr con la cassetta che ha svoltato quella sera, naturalmente gratis, naturalmente per sfinimento del dj in questione.
E ora vi chiederete ma Brusco è il suo cognome o il suo soprannome: Brusco è il cognome di quel povero ragazzo che al the west (al manila) si è ritrovato il suo cognome depennato dalla lista omaggio. Si, perché quella volta, Sandro è riuscito a leggere un cognome (Brusco) al contrario sulla lista omaggio del pr all'entrata e ad entrare con il nome di Brusco Sandro. Da quel giorno per tutti noi è stato Brusco Sandro e lo sarà per sempre.
Il motto di chi lo conosce è: di Brusco Sandro ce ne è uno, ma basta e avanza.
(n3)rva
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E ora vi chiederete ma Brusco è il suo cognome o il suo soprannome: Brusco è il cognome di quel povero ragazzo che al the west (al manila) si è ritrovato il suo cognome depennato dalla lista omaggio. Si, perché quella volta, Sandro è riuscito a leggere un cognome (Brusco) al contrario sulla lista omaggio del pr all'entrata e ad entrare con il nome di Brusco Sandro. Da quel giorno per tutti noi è stato Brusco Sandro e lo sarà per sempre.
Il motto di chi lo conosce è: di Brusco Sandro ce ne è uno, ma basta e avanza.
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lunedì 9 luglio 2007
destra o sinistra
L'after era stato bellissimo.
Qualcosa di grande, maestoso e misterioso.
Il gatorave. Colore dominante, il verde.
Trapezisti che scendevano giù dal soffitto in mezzo alla pista, strani ceffi che suonavano con i bidoni della spazzatura, e poi gallina, brusco... Un flash!
Avevo ancora la musica di roby j nelle orecchie quando arriviamo alla macchina. Brusco apre, entra, accende lo stereo e si piazza li nel parcheggio per ore. Avevo voglia di tutto tranne che di sentire le sue storie, quindi mi piazzo in macchina insieme a Nando mentre fuori il Kallina e Brusco fumano l'impossibile.
Dopo circa due ore, Brusco decide di partire, ma non per tornare giù a roma..no..ha promesso di accompagnare il Kallina a Reggio dalla mamma.
C'è un problema però, Nando si è addormentato sul sedile dietro. Niente di strano se non fosse che sappiamo tutti che in tasca ha ancora delle sorprese. Kallina si oppone: nn si può fare il viaggio con le sorprese in tasca a lui che dorme. Se ci fermano? Meglio di no.
Ma Kallina che è un tipo premuroso e rispettoso, senza svegliare fernando gli leva la bustina dalla tasca del giubbotto e elimina il problema tutto d'un colpo.
Poi, si parte. Guida Brusco, dietro io e Nando che dorme, accanto a Brusco, il gallina che fa da navigatore. Fino a Reggio ci arriviamo belli tranquilli, ma qui inizia il dramma. Kallina è l'unico che sa dove abita sua madre e quindi ci dobbiamo fidare di lui. Questo è il problema. Lui ha appena fatto colazione con le rimanenze di fernando e quindi ogni bivio è la stessa storia. Destra o sinistra galli? Kallina convinto: destra, di qua, destra. Poi, regolarmente, non appena giriamo, il dubbio si insinua nella sua mente malata: O no? Forse era di là?. Questo, per ogni bivio, ogni via, per due lunghissime ore. Avremmo fatto inversione 10 volte e più di una volta sulla stessa strada. Eravamo in balia di un folle, il nostro destino era segnato, avevamo perso ogni speranza, se non che, dopo due ore, all'improvviso un'esclamazione: Fermate, fermate, mi sa che è qua!
Ringrazio tutt'ora la mano che ci ha guidato dall'alto fino a quella casa, perché se non fosse andata così, probabilmente saremmo ancora li a girare. O ancora peggio, avremmo portato di nuovo Kallina a roma con noi.
Amen.
(n3)rva
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Qualcosa di grande, maestoso e misterioso.
Il gatorave. Colore dominante, il verde.
Trapezisti che scendevano giù dal soffitto in mezzo alla pista, strani ceffi che suonavano con i bidoni della spazzatura, e poi gallina, brusco... Un flash!
Avevo ancora la musica di roby j nelle orecchie quando arriviamo alla macchina. Brusco apre, entra, accende lo stereo e si piazza li nel parcheggio per ore. Avevo voglia di tutto tranne che di sentire le sue storie, quindi mi piazzo in macchina insieme a Nando mentre fuori il Kallina e Brusco fumano l'impossibile.
Dopo circa due ore, Brusco decide di partire, ma non per tornare giù a roma..no..ha promesso di accompagnare il Kallina a Reggio dalla mamma.
C'è un problema però, Nando si è addormentato sul sedile dietro. Niente di strano se non fosse che sappiamo tutti che in tasca ha ancora delle sorprese. Kallina si oppone: nn si può fare il viaggio con le sorprese in tasca a lui che dorme. Se ci fermano? Meglio di no.
Ma Kallina che è un tipo premuroso e rispettoso, senza svegliare fernando gli leva la bustina dalla tasca del giubbotto e elimina il problema tutto d'un colpo.
Poi, si parte. Guida Brusco, dietro io e Nando che dorme, accanto a Brusco, il gallina che fa da navigatore. Fino a Reggio ci arriviamo belli tranquilli, ma qui inizia il dramma. Kallina è l'unico che sa dove abita sua madre e quindi ci dobbiamo fidare di lui. Questo è il problema. Lui ha appena fatto colazione con le rimanenze di fernando e quindi ogni bivio è la stessa storia. Destra o sinistra galli? Kallina convinto: destra, di qua, destra. Poi, regolarmente, non appena giriamo, il dubbio si insinua nella sua mente malata: O no? Forse era di là?. Questo, per ogni bivio, ogni via, per due lunghissime ore. Avremmo fatto inversione 10 volte e più di una volta sulla stessa strada. Eravamo in balia di un folle, il nostro destino era segnato, avevamo perso ogni speranza, se non che, dopo due ore, all'improvviso un'esclamazione: Fermate, fermate, mi sa che è qua!
Ringrazio tutt'ora la mano che ci ha guidato dall'alto fino a quella casa, perché se non fosse andata così, probabilmente saremmo ancora li a girare. O ancora peggio, avremmo portato di nuovo Kallina a roma con noi.
Amen.
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venerdì 6 luglio 2007
ultimo disco
è già domani?
e di un sabato sera lungo una vita
cos'è rimasto, oltre il silenzio,
dopo l'ultimo disco che abbiamo ballato a luci accese,
insieme.
Evitando di pensare al mondo
che ci aspetta la fuori.
Siamo un po' stanchi e tutti sudati,
sarà meglio coprirsi
perchè la fuori nel mondo, fa freddo.
Uscendo, alle prime luci dell'alba
incontro qualcuno che si tiene per mano.
Sperando che quel poco calore basti
fino a quando sorgerà il sole.
Ma un'alba come questa
sembra quasi sussurrarci
che farà freddo per sempre.
tratto da flyer duplè del 25 aprile 1998
(n3)rva
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e di un sabato sera lungo una vita
cos'è rimasto, oltre il silenzio,
dopo l'ultimo disco che abbiamo ballato a luci accese,
insieme.
Evitando di pensare al mondo
che ci aspetta la fuori.
Siamo un po' stanchi e tutti sudati,
sarà meglio coprirsi
perchè la fuori nel mondo, fa freddo.
Uscendo, alle prime luci dell'alba
incontro qualcuno che si tiene per mano.
Sperando che quel poco calore basti
fino a quando sorgerà il sole.
Ma un'alba come questa
sembra quasi sussurrarci
che farà freddo per sempre.
tratto da flyer duplè del 25 aprile 1998
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sabato 30 giugno 2007
un giorno lungo una vita
1992, roma.
Eravamo in tanti, eravamo tutti belli carichi, eravamo appena entrati e ballavamo da poco più di un'ora quando un acquazzone estivo si abbatte sul rave all'aperto più sfigato della storia: un campo di calcio in terra battuta senza copertura x la consolle.
Il delirio. Vi lascio immaginare cosa c'era per terra. Dopo un tira e molla durato mezzora, il rave viene chiuso e 3000 giovani romani si trovano con 50 mila lire in meno in tasca, molta molta carica artificiale in corpo e nessun paradiso dove sfogare la loro voglia di ballare. Per lo più era il periodo delle blu, le pastarelle più vitaminiche della storia, potevi ballare per tre giorni, con mezza. Ti lasciavano la bocca blu e pisciavi verde. Cosa fare con tutta quella carica in corpo. Presto detto, la sommossa popolare si solleva in men che non si dica e la voce si sparge in un secondo: tutti al megaparcheggio della pisana con gli stereo della macchina a palla. Tutti sintonizzati su radio centrosuono rave, la maratona techno notturna che ogni sabato notte allietava i malati della techno con i dj set dei più famosi dj romani. Si parte, sotto il diluvio, un lungo serpentone di auto si avvia sul grande raccordo anulare, ma, tempo 10 minuti e ci siamo persi tutti. Guida Sandro, detto il negro. Lui è italiano, ma ha una carnagione così scura, ma cosi scura che d'estate diventa nero. In più è completamente pazzo. Una volta, ha rischiato di essere accoltellato da uno skin head ad un rave. Giusto per nn farsi notare, alla fine dal rave era salito sul camion consolle e aveva cominciato ad urlare con il microfono: bum bum bum..bum bum bum. Per fortuna lo skin, che era già con il coltello in mano, chiese ad un altro skin di coprirlo mentre lo zaccagnava: bene questo altro skin era del nostro gruppo e così è riuscito a convincerlo che nn era un nero vero, ma solo un italiano molto abbronzato. Storie del cazzo romane. Comunque il negro dice: nn vi preoccupate, vi ci porto io al parcheggione, so la strada? Solo una macchina ci segui, erano due sprovvedute sorelle techno e un ragazzo. Poveri sventurati! È inutile dire che al parcheggiane della pisana non arrivammo mai, ma arrivammo all'ingresso dell'autostrada per civitavecchia e alla vista del casello fu facile intuire che ci eravamo persi. Tutto questo con la carica blu in corpo. Ma la storia continua, perché nulla era in grado di fermarci. Tranne l'auto delle ragazze che sotto l'acquazzone andò in panne. Stravolti ma carichi come mai prima d'ora non negammo un gesto di aiuto alle due squinzie e cosi, sotto il diluvio, scendemmo a dare una spinta. Ma..e dico ma.. e sono felice di essere qui vivo a dire ma..un fulmine dal voltaggio inaudito colpi terrà a meno di 100 metri da noi. Fu l'esperienza più fulminante della mia vita, sentii gli ioni positivi e negativi infrangersi sul mio volto. Come una ventata di acqua fredda. Altro che corrente elettrica. Disumano, fece giorno per 10 secondi e poi ripiombammo nella notte e tutti in macchina più scossi di prima. Dopo un po' smise di piovere e con l'aiuto dei casellanti riuscimmo a rimettere in moto quella maledetta volkswagen jetta (nn credete ke con questo nome non poteva che essere un'auto sfigata?)
Pronti per un'altra meta. Dove? Il mithos di ostia, l'unico after hour di roma nel 92. Il viaggio fu lungo e arrivammo in prossimità di Fiumicino quando il sole stava per sorgere. Ma l'avventura nn era ancora finita perché sulla rampa di accesso alla sopraelevata la nostra clio fece un bel testacoda a tempo di musica. Fortunatamente lenta e piano piano si andò ad appoggiare lungo il guard rail. Eravamo fermi, increduli, dentro l'auto. Parcheggiati in senso contrario su una rampa d'accesso al viadotto. Alle 5 del mattino. Il negro, scende dall'auto e guarda i danni, fortunatamente poca roba, dopo di che ci guarda con quella sua espressione da pazzo ed esclama: mammmamia m'hai visto che ho fatto! Da paura! Era talmente folle da essere eccitato dalla cosa e da dimenticarsi che sostavamo al centro di una rampa in senso contrario. Così dopo un bel vaffanculo il negro risale in macchina e riprendiamo il viaggio per la oramai vicinissima ostia. Se non che, dopo un gira che ti rigira arriviamo davanti al mithos club, terribilmente, chiuso. È la fine! Non si può tornare a casa in queste condizioni, bocca blu, carica per ore, non riamane che una soluzione. Giù dalla macchina e si balla qui, davanti al cancello con lo stereo della macchina. Eravamo appena nascosti da una siepe, mentre ballavamo come pazzi fuori dal cancello della disko chiusa quando cominciammo a notare che le auto che passavano si fermavano a guardarci...come dargli torto. Alle 6 del mattino, ti ritrovi dei pazzi che ballano in mezzo alla strada e vuoi nn guardarli? Timorosi del fatto che di li a poco sarebbe passata anche una volante ci incamminiamo verso casa, distante una ventina di kilometri sulla litoranea. Ma prima di arrivare a casa, l'obbligo di togliersi quel blu dalla bocca. Ci fermiamo in un bar, chiediamo due the con limone, paghiamo, buttiamo il the e ci mettiamo la scorsa di limone in bocca. Il limone sgrassa? Smacchia? Non lo so ma fa veramente schifo. Andiamo avanti, cambiamo bar, e di nuovo limone in bocca. Alla fine la nostra bocca torna rosa, ma il nostro corpo ha ancora tutta la forza dentro. Il viaggio è dei più assurdi, oltre 20 km con lo stereo a palla e la mano fuori dal finestrino che si muove al ritmo della musica e sulla scia del vento, proprio come i bambini. Tutto il viaggio con un pensiero: ora che torno a casa devo fare piano, apro la porta piano piano e mi butto in camera senza farmi vedere da mia madre. Questo è quello che mi sono ripetuto nella mente per un'ora, con le chiavi di casa in mano. Devo fare piano, devo fare piano, scendo dall'auto, saluto il negro, mi avvicino al cancelletto di casa e....suono il citofono. Cazzo!
Lieto fine.
(n3)rva
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Eravamo in tanti, eravamo tutti belli carichi, eravamo appena entrati e ballavamo da poco più di un'ora quando un acquazzone estivo si abbatte sul rave all'aperto più sfigato della storia: un campo di calcio in terra battuta senza copertura x la consolle.
Il delirio. Vi lascio immaginare cosa c'era per terra. Dopo un tira e molla durato mezzora, il rave viene chiuso e 3000 giovani romani si trovano con 50 mila lire in meno in tasca, molta molta carica artificiale in corpo e nessun paradiso dove sfogare la loro voglia di ballare. Per lo più era il periodo delle blu, le pastarelle più vitaminiche della storia, potevi ballare per tre giorni, con mezza. Ti lasciavano la bocca blu e pisciavi verde. Cosa fare con tutta quella carica in corpo. Presto detto, la sommossa popolare si solleva in men che non si dica e la voce si sparge in un secondo: tutti al megaparcheggio della pisana con gli stereo della macchina a palla. Tutti sintonizzati su radio centrosuono rave, la maratona techno notturna che ogni sabato notte allietava i malati della techno con i dj set dei più famosi dj romani. Si parte, sotto il diluvio, un lungo serpentone di auto si avvia sul grande raccordo anulare, ma, tempo 10 minuti e ci siamo persi tutti. Guida Sandro, detto il negro. Lui è italiano, ma ha una carnagione così scura, ma cosi scura che d'estate diventa nero. In più è completamente pazzo. Una volta, ha rischiato di essere accoltellato da uno skin head ad un rave. Giusto per nn farsi notare, alla fine dal rave era salito sul camion consolle e aveva cominciato ad urlare con il microfono: bum bum bum..bum bum bum. Per fortuna lo skin, che era già con il coltello in mano, chiese ad un altro skin di coprirlo mentre lo zaccagnava: bene questo altro skin era del nostro gruppo e così è riuscito a convincerlo che nn era un nero vero, ma solo un italiano molto abbronzato. Storie del cazzo romane. Comunque il negro dice: nn vi preoccupate, vi ci porto io al parcheggione, so la strada? Solo una macchina ci segui, erano due sprovvedute sorelle techno e un ragazzo. Poveri sventurati! È inutile dire che al parcheggiane della pisana non arrivammo mai, ma arrivammo all'ingresso dell'autostrada per civitavecchia e alla vista del casello fu facile intuire che ci eravamo persi. Tutto questo con la carica blu in corpo. Ma la storia continua, perché nulla era in grado di fermarci. Tranne l'auto delle ragazze che sotto l'acquazzone andò in panne. Stravolti ma carichi come mai prima d'ora non negammo un gesto di aiuto alle due squinzie e cosi, sotto il diluvio, scendemmo a dare una spinta. Ma..e dico ma.. e sono felice di essere qui vivo a dire ma..un fulmine dal voltaggio inaudito colpi terrà a meno di 100 metri da noi. Fu l'esperienza più fulminante della mia vita, sentii gli ioni positivi e negativi infrangersi sul mio volto. Come una ventata di acqua fredda. Altro che corrente elettrica. Disumano, fece giorno per 10 secondi e poi ripiombammo nella notte e tutti in macchina più scossi di prima. Dopo un po' smise di piovere e con l'aiuto dei casellanti riuscimmo a rimettere in moto quella maledetta volkswagen jetta (nn credete ke con questo nome non poteva che essere un'auto sfigata?)
Pronti per un'altra meta. Dove? Il mithos di ostia, l'unico after hour di roma nel 92. Il viaggio fu lungo e arrivammo in prossimità di Fiumicino quando il sole stava per sorgere. Ma l'avventura nn era ancora finita perché sulla rampa di accesso alla sopraelevata la nostra clio fece un bel testacoda a tempo di musica. Fortunatamente lenta e piano piano si andò ad appoggiare lungo il guard rail. Eravamo fermi, increduli, dentro l'auto. Parcheggiati in senso contrario su una rampa d'accesso al viadotto. Alle 5 del mattino. Il negro, scende dall'auto e guarda i danni, fortunatamente poca roba, dopo di che ci guarda con quella sua espressione da pazzo ed esclama: mammmamia m'hai visto che ho fatto! Da paura! Era talmente folle da essere eccitato dalla cosa e da dimenticarsi che sostavamo al centro di una rampa in senso contrario. Così dopo un bel vaffanculo il negro risale in macchina e riprendiamo il viaggio per la oramai vicinissima ostia. Se non che, dopo un gira che ti rigira arriviamo davanti al mithos club, terribilmente, chiuso. È la fine! Non si può tornare a casa in queste condizioni, bocca blu, carica per ore, non riamane che una soluzione. Giù dalla macchina e si balla qui, davanti al cancello con lo stereo della macchina. Eravamo appena nascosti da una siepe, mentre ballavamo come pazzi fuori dal cancello della disko chiusa quando cominciammo a notare che le auto che passavano si fermavano a guardarci...come dargli torto. Alle 6 del mattino, ti ritrovi dei pazzi che ballano in mezzo alla strada e vuoi nn guardarli? Timorosi del fatto che di li a poco sarebbe passata anche una volante ci incamminiamo verso casa, distante una ventina di kilometri sulla litoranea. Ma prima di arrivare a casa, l'obbligo di togliersi quel blu dalla bocca. Ci fermiamo in un bar, chiediamo due the con limone, paghiamo, buttiamo il the e ci mettiamo la scorsa di limone in bocca. Il limone sgrassa? Smacchia? Non lo so ma fa veramente schifo. Andiamo avanti, cambiamo bar, e di nuovo limone in bocca. Alla fine la nostra bocca torna rosa, ma il nostro corpo ha ancora tutta la forza dentro. Il viaggio è dei più assurdi, oltre 20 km con lo stereo a palla e la mano fuori dal finestrino che si muove al ritmo della musica e sulla scia del vento, proprio come i bambini. Tutto il viaggio con un pensiero: ora che torno a casa devo fare piano, apro la porta piano piano e mi butto in camera senza farmi vedere da mia madre. Questo è quello che mi sono ripetuto nella mente per un'ora, con le chiavi di casa in mano. Devo fare piano, devo fare piano, scendo dall'auto, saluto il negro, mi avvicino al cancelletto di casa e....suono il citofono. Cazzo!
Lieto fine.
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lunedì 25 giugno 2007
il giorno che...
Ore 21, si parte dal paese a 60 km a sud di roma, per il jaiss e a seguire il the west. Si festeggia la pasqua e manco a farlo apposta le colombe sono con noi. Siamo sulla superstrada per roma quando accade la prima cosa che segnerà la mia memoria. Stiamo passando davanti ad uno di quei megaconcessionari di caravan, una distesa sconfinata di camper e roulotte, quando uno dei miei amici, soprannominato il Kallina, esclama: guarda sti cazzo de zingari quanti cazzo so! Nella macchina scoppia la risata isterica e contagiosa che ci accompagnerà fino ad empoli. Il viaggio è ricco di illegalità che non sto qui a sottolineare. Dopo 4 ore siamo al jaiss. Si entra, (regolarmente gratis) si balla (regolarmente a centro pista) , si fa casino,(memorabile entrata in scena di francesconi con la croce sulla spalla al grido di è arrivata la quaresima) si rimedia la cassettina (naturalmente di miki) e ci si fa un bel po.. di risate. Sono quasi le 4 e sono al centro pista con Kallina e uno dei miei amici (il proprietario della macchina) quando questo si china per terra e raccoglie qualcosa. Lo guardiamo convinti che avesse trovato qualcosa di ..utile.. e lui invece mi dice euforico: ho trovato un biglietto del guardaroba, accompagname all..uscita, me piò sto giubbotto e lo poso in macchina fuori. Attraversiamo tutta la pista, arriviamo fino al guardaroba, lui con area disinvolta e mascella tremabonda da il biglietto alla cassiera: la cassiera lo prende e va a cercare il capo in questione. Quando torna, l..amara sorpresa: il biglietto era il suo. A distanza di anni non sono ancora riuscito a capire se è stata una botta di sfiga o di fortuna. Ma ormai si sono fatte le 5, ultimo disco a luci accese, poi giusto il tempo di staccare il gallina da sotto la consolle e si parte per il the west. Il viaggio è di quelli con lo stereo a palla con la cassettina nuova, ballando in auto alla luce del giorno. Tappa obbligata all'autogrill con tipiche figure di merda: è proprio in questa occasione che ho imparato una volta per tutte ad avvicinare la zuccheriera alla tazzina di caffè o viceversa. Infatti, ogni volta che mettevo lo zucchero nel caffè seminavo una pista di zucchero lungo tutto il bancone. Le mani tremano in certe occasioni, specialmente quando ti ritrovi la famigliola che fa colazione per la gita della domenica mattina, proprio accanto a te che ti guarda con aria schifata. Dopo una tappa ai cessi e una lavata di faccia si parte e si arriva la the west. Si entra (regolarmente gratis) si balla (regolarmente al centro pista) e si tira avanti fino alla fine. Alle 16,30 ci sono 2000 persone all'interno del capannone che non vogliono andare via. Raulo al microfono fa la sua predica: ragazzi dovevamo chiudere alle 4 sono le 4 e mezza...dobbiamo spegnere. Nessuno si muove. Allora Raulo dice: va bene, allora ultimo disco, ultimo disco per accompagnarvi all'uscita...e qui parte fasano con un pezzo a cassa dritta da 160 battute al minuto. Non sto qui a dirvi come sono uscite queste 2000 persone.
Ma fuori nel parcheggio si consuma il pezzo più memorabile di questa avventura, fate bene attenzione: usciamo e ci dirigiamo alla macchina. Tutti hanno finito tutto tranne il Kallina che ha ancora qualcosa in tasca. Noi camminiamo su un lato lui da solo sull'altro.
Mentre il Kallina si sta frugando in tasca per consumare la sua colazione incrociamo la volante dei carramba. Il Kallina se ne accorge, e per fare il vago (finta di nulla in romano) si mette a ballare in mezzo alla strada. (il suo inconscio credeva di essere ancora in mezzo alla pista e sapete tutti che conviene ballare al centropista per fare i vaghi quando stai maneggiando). Per grazia di dio i carabinieri non si fermano e proseguono. A ripensarci oggi, non so quante volte siamo stati graziati in queste occasioni. Ancora una volta siamo salvi, pronti per il ritorno a casa con tanti anedoti da raccontare e i dischi più belli fissi nella mente. Il viaggio in macchina è un continuo dibattito: fasano da paura, no miki ha spaccato tutto, si ma quel disco di noferini....e così fino a casa. Un'altra avventura si è conclusa, il sorriso è sui nostri volti e ci rimarrà per sempre, ogni volta che ricorderemo insieme quei momenti. Perché questi flash della memoria per noi tutti che abbiamo vissuto quei momenti sono come delle fotografie. Basta mettere su la cassetta di quella serata per rivivere tutto come fosse ieri.
(n3)rva
OGNI RIFERIMENTO A FATTI, COSE, PERSONE E ANIMALI E' PURAMENTE CASUALE.
I CONTENUTI E I PERSONAGGI SONO FRUTTO DI PURA FANTASIA.
Ma fuori nel parcheggio si consuma il pezzo più memorabile di questa avventura, fate bene attenzione: usciamo e ci dirigiamo alla macchina. Tutti hanno finito tutto tranne il Kallina che ha ancora qualcosa in tasca. Noi camminiamo su un lato lui da solo sull'altro.
Mentre il Kallina si sta frugando in tasca per consumare la sua colazione incrociamo la volante dei carramba. Il Kallina se ne accorge, e per fare il vago (finta di nulla in romano) si mette a ballare in mezzo alla strada. (il suo inconscio credeva di essere ancora in mezzo alla pista e sapete tutti che conviene ballare al centropista per fare i vaghi quando stai maneggiando). Per grazia di dio i carabinieri non si fermano e proseguono. A ripensarci oggi, non so quante volte siamo stati graziati in queste occasioni. Ancora una volta siamo salvi, pronti per il ritorno a casa con tanti anedoti da raccontare e i dischi più belli fissi nella mente. Il viaggio in macchina è un continuo dibattito: fasano da paura, no miki ha spaccato tutto, si ma quel disco di noferini....e così fino a casa. Un'altra avventura si è conclusa, il sorriso è sui nostri volti e ci rimarrà per sempre, ogni volta che ricorderemo insieme quei momenti. Perché questi flash della memoria per noi tutti che abbiamo vissuto quei momenti sono come delle fotografie. Basta mettere su la cassetta di quella serata per rivivere tutto come fosse ieri.
(n3)rva
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domenica 17 giugno 2007
il posto di blocco più lungo del mondo
Non sapevo esattamente dove mi trovassi, ma sapevo da dove venivo, dove stavo andando e con chi: dietro, eravamo io, il Marcio e un napoletano a cui avevamo dato un passaggio. Alla guida uno dei fratelli .."mo t'acchiappo".. e accanto il mitico Kallina. Eravamo partiti da Vada dopo una notte passata al Deskò e la nostra meta era il Gatto e la Volpe per l'after Syncopate. Una situazione un po' troppo house per i nostri gusti, ma con una saletta techno-progressive e una consolle niente male. Il viaggio come sempre è ricco di illegalità, musica alta e canne a fottere. Ma questa volta siamo un po' meno spensierati del solito: la sera prima infatti dovevamo lasciare ad un amico di Vada un mezz'etto dei nostri prodotti tipici del Lazio. Il piccolo presente era nascosto nella carrozzeria della Golf in prossimità del fanale posteriore destro. E li è rimasto, e forse è tuttora. Non ne ha voluto sapere di uscire quel bastardo e quindi ce lo stiamo portando in giro per l'Italia, con molta disinvoltura. Comunque, ne abbiamo un po' per il viaggio e per essere previdenti e non farci mancare nulla abbiamo anche un sacchettino con due pastarelle pro-capite, che tiene il Kallina, sempre molto disinvoltamente, appoggiate sul cassettino aperto del cruscotto. Il viaggio non riserva sorprese e quindi ci prepariamo con cura per il casello. Kallina ripone delicatamente il sacchettino tra le sue mutande, pulisce un po.. il tappetino dal tabacco e tiene stretto nel palmo della mano quel pezzo di fumo rimasto per il viaggio. Il casello è deserto, niente pula, tutto secondo i piani.
Ne approfittiamo per chiedere indicazioni al casellante che ci dice: girate li, poi fate il viale lungo, girate sul ponte e siete arrivati. Forti sti romagnoli, si vede che sono persone aperte. Qui il divertimento è legale, tutti vogliono divertirsi, guarda le loro donne come sono spigliate rispetto alle nostre...giusto il tempo di pensarlo e imboccare il lungo viale che ci ritroviamo circondati. Benvenuti nella più grande parata della storia degli after. Camminate piano con le mani alzate e non vi sarà fatto alcun male. Sembra di essere in Scarface. Il viale è pieno di volanti dei carabinieri, una ogni cinque metri, tutte con due agenti accanto e una scatola di guanti in lattice sul tetto. E come se non bastasse dall'altro lato della strada, sono schierate altrettante camionette per la perquisizione personale approfondita.
Kallina più lucido di una marmitta di un harley nuova fiammante passa il pezzetto di fumo che ha in mano a noi dietro: lo prende in consegna il napoletano che è seduto al centro e anche lui se lo infila nel posto più sicuro del mondo: le mutande. Il tempo di questo rapido passaggio e siamo già fermi. Documenti, patente, scendete...
E' il giorno del giudizio universale, è come se tutti i posti di blocco che non ci sono mai stati fuori dalle disco si fossero all'improvviso materializzati li quel giorno, tutto insieme, tutto per noi. Decine e decine di macchine fermate. Decine e decine di perquisizioni a regola d'arte. Questa è la volta buona che ci bevono è il pensiero comune che traspare dai nostri volti. Perquisiscono la macchina ma nonostante la cura che ci mette il caramba non trovano un bel nulla. Anzi, non ci fanno aprire neanche il portabagagli. Oramai lo sanno: chi è che è così pazzo da portarsi qualcosa dietro nel bagagliaio. Chi? E comunque anche se lo avessero aperto le probabilità di trovare quel mezz'etto sarebbero state davvero poche. Poi, è il turno della perquisizione personale: vogliono uno da spogliare nella camionetta. Il gallina, un po' meno lucido di prima, si offre volontario: è convinto di essere pulito perché ha passato il fumo al napoletano. Tutti si ricordano che ha le paste nella mutande, tranne lui. Ma per grazia di dio, i caramba diffidano dell'atteggiamento galante del gallina e vogliono scegliere personalmente: per fortuna tocca al napoletano. Insomma, fortuna è una parola grossa visto che il napoletano ha un bel pezzo di fumo nelle mutande. Non appena se lo portano via, il nostro istinto bastardo si sintonizza per tutti sulla stessa frequenza. E cominciamo a sussurrare tra noi e al caramba queste limpide frasi: noi non lo conosciamo è! Gli abbiamo dato un passaggio. Non sappiamo nemmeno come si chiama... L'attesa è lunga e estenuante. E quando lo vediamo uscire dalla camionetta sorridente e disinvolto capiamo che è proprio il nostro giorno fortunato e lui è veramente un napoletano doc: è riuscito a calarsi i pantaloni strettissimi e a lasciare la sorpresa incastrata nei jeans senza farsela trovare. Ok, tutto apposto, potete andare, ci dice il caramba. Non ha neanche finito di dirlo che già siamo in macchina. Arrivederci! No, aspettate, devo farvi il verbale di perquisizione. Ma, no. Non si disturbi, tanto siamo arrivati. Arrivederci... Pronti, via. Tiriamo un bel sospiro di sollievo e superata l'ultima volante giriamo per il vialetto del gatto e la volpe pronti per la festa. Siamo allegri e stiamo ancora commentando come il napoletano sia riuscito a mettergliela al culo quando incappiamo in una volante dissociata che si è messa a fare il posto di blocco proprio vicino al parcheggio. Fermi, patente, documenti, scendete: No, scusi, forse...c'è un equivoco...ci hanno appena perquisito 100 metri fa. Ce l'avete il verbale di perquisizione? No! Allora fermatevi più avanti e scendete. Cazzo, ecco a che serve il verbale di perquisizione. A non farsi perquisire 30 volte in un giorno. Imparate. Fortunatamente il caramba è impegnato a fermare altre auto dietro di noi e quindi ci fa segno di accostare pochi metri più avanti perché intralciamo il passaggio. Ma proprio davanti a noi, la stradina si divide in due. A sinistra c'è l'entrata del gatto e la volpe a destra una piccola discesa che non sappiamo dove porti. Il caramba è distratto e il Kallina prende l'iniziativa: imbocchiamo la discesa e scappiamo tanto stanno distratti. Rischiamo altrimenti è la fine. Non ci può dire ben 2 volte a distanza di 5 minuti. Ok, piano piano facendo finta di accostare per parcheggiare prendiamo la discesa e poi fulminei ci dileguiamo. Ma..la strada finisce li. I nostri sogni di fuga si infrangono sul cancello di una fabbrica che si trova proprio alla fine della stradina. Che si fa? Beh, in meno di tre secondi scendiamo tutti dall'auto, parcheggiamo li e scappiamo a piedi. Risaliamo una collinetta che collega con la stradina che porta all'entrata e in un batter d'occhio siamo all'ingresso del paradiso. Finalmente. Il resto è cronaca di un'after da sballo. Anche perché memori di quello passato nel viaggio di andata, abbiamo messo al sicuro tutto quello che ci era rimasto. Per la cronaca: piccola e quasi deserta la saletta progressive ma grande grande Noferini e anche la botta.
(n3)rva
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Ne approfittiamo per chiedere indicazioni al casellante che ci dice: girate li, poi fate il viale lungo, girate sul ponte e siete arrivati. Forti sti romagnoli, si vede che sono persone aperte. Qui il divertimento è legale, tutti vogliono divertirsi, guarda le loro donne come sono spigliate rispetto alle nostre...giusto il tempo di pensarlo e imboccare il lungo viale che ci ritroviamo circondati. Benvenuti nella più grande parata della storia degli after. Camminate piano con le mani alzate e non vi sarà fatto alcun male. Sembra di essere in Scarface. Il viale è pieno di volanti dei carabinieri, una ogni cinque metri, tutte con due agenti accanto e una scatola di guanti in lattice sul tetto. E come se non bastasse dall'altro lato della strada, sono schierate altrettante camionette per la perquisizione personale approfondita.
Kallina più lucido di una marmitta di un harley nuova fiammante passa il pezzetto di fumo che ha in mano a noi dietro: lo prende in consegna il napoletano che è seduto al centro e anche lui se lo infila nel posto più sicuro del mondo: le mutande. Il tempo di questo rapido passaggio e siamo già fermi. Documenti, patente, scendete...
E' il giorno del giudizio universale, è come se tutti i posti di blocco che non ci sono mai stati fuori dalle disco si fossero all'improvviso materializzati li quel giorno, tutto insieme, tutto per noi. Decine e decine di macchine fermate. Decine e decine di perquisizioni a regola d'arte. Questa è la volta buona che ci bevono è il pensiero comune che traspare dai nostri volti. Perquisiscono la macchina ma nonostante la cura che ci mette il caramba non trovano un bel nulla. Anzi, non ci fanno aprire neanche il portabagagli. Oramai lo sanno: chi è che è così pazzo da portarsi qualcosa dietro nel bagagliaio. Chi? E comunque anche se lo avessero aperto le probabilità di trovare quel mezz'etto sarebbero state davvero poche. Poi, è il turno della perquisizione personale: vogliono uno da spogliare nella camionetta. Il gallina, un po' meno lucido di prima, si offre volontario: è convinto di essere pulito perché ha passato il fumo al napoletano. Tutti si ricordano che ha le paste nella mutande, tranne lui. Ma per grazia di dio, i caramba diffidano dell'atteggiamento galante del gallina e vogliono scegliere personalmente: per fortuna tocca al napoletano. Insomma, fortuna è una parola grossa visto che il napoletano ha un bel pezzo di fumo nelle mutande. Non appena se lo portano via, il nostro istinto bastardo si sintonizza per tutti sulla stessa frequenza. E cominciamo a sussurrare tra noi e al caramba queste limpide frasi: noi non lo conosciamo è! Gli abbiamo dato un passaggio. Non sappiamo nemmeno come si chiama... L'attesa è lunga e estenuante. E quando lo vediamo uscire dalla camionetta sorridente e disinvolto capiamo che è proprio il nostro giorno fortunato e lui è veramente un napoletano doc: è riuscito a calarsi i pantaloni strettissimi e a lasciare la sorpresa incastrata nei jeans senza farsela trovare. Ok, tutto apposto, potete andare, ci dice il caramba. Non ha neanche finito di dirlo che già siamo in macchina. Arrivederci! No, aspettate, devo farvi il verbale di perquisizione. Ma, no. Non si disturbi, tanto siamo arrivati. Arrivederci... Pronti, via. Tiriamo un bel sospiro di sollievo e superata l'ultima volante giriamo per il vialetto del gatto e la volpe pronti per la festa. Siamo allegri e stiamo ancora commentando come il napoletano sia riuscito a mettergliela al culo quando incappiamo in una volante dissociata che si è messa a fare il posto di blocco proprio vicino al parcheggio. Fermi, patente, documenti, scendete: No, scusi, forse...c'è un equivoco...ci hanno appena perquisito 100 metri fa. Ce l'avete il verbale di perquisizione? No! Allora fermatevi più avanti e scendete. Cazzo, ecco a che serve il verbale di perquisizione. A non farsi perquisire 30 volte in un giorno. Imparate. Fortunatamente il caramba è impegnato a fermare altre auto dietro di noi e quindi ci fa segno di accostare pochi metri più avanti perché intralciamo il passaggio. Ma proprio davanti a noi, la stradina si divide in due. A sinistra c'è l'entrata del gatto e la volpe a destra una piccola discesa che non sappiamo dove porti. Il caramba è distratto e il Kallina prende l'iniziativa: imbocchiamo la discesa e scappiamo tanto stanno distratti. Rischiamo altrimenti è la fine. Non ci può dire ben 2 volte a distanza di 5 minuti. Ok, piano piano facendo finta di accostare per parcheggiare prendiamo la discesa e poi fulminei ci dileguiamo. Ma..la strada finisce li. I nostri sogni di fuga si infrangono sul cancello di una fabbrica che si trova proprio alla fine della stradina. Che si fa? Beh, in meno di tre secondi scendiamo tutti dall'auto, parcheggiamo li e scappiamo a piedi. Risaliamo una collinetta che collega con la stradina che porta all'entrata e in un batter d'occhio siamo all'ingresso del paradiso. Finalmente. Il resto è cronaca di un'after da sballo. Anche perché memori di quello passato nel viaggio di andata, abbiamo messo al sicuro tutto quello che ci era rimasto. Per la cronaca: piccola e quasi deserta la saletta progressive ma grande grande Noferini e anche la botta.
(n3)rva
OGNI RIFERIMENTO A FATTI, COSE, PERSONE E ANIMALI E' PURAMENTE CASUALE.
I CONTENUTI E I PERSONAGGI SONO FRUTTO DI PURA FANTASIA.
venerdì 15 giugno 2007
centrosuonorave
Cafaggiolo o Aprilia? Aprilia o Cafaggiolo? Quale è stato il primo rave italiano? Non c’è una verità condivisa e forse mai ci sarà. Anche se la maggioranza propende per il The Rose Rave, fatto sta che se ne discute ancora, a oltre 15 anni dalle notti dei tempi, su radiocentrosuono. Questa notte, 7 aprile 2007, in diretta dalla black station in town.
Colors. Colors. Colors. Colors.
This is the new supersound of ….
Sono le 22.30 e come all’improvviso Il colore della notte diventa sempre più black. In un attimo siamo catapultati indietro nel passato, ognuno col suo viaggio, ognuno diverso, ma tutti con identica destinazione: Rave Party.
Chi in macchina, chi nella cameretta, il sabato notte è centrosuonorave sulle mitiche frequenze dei 101.3. La voce è quella unica di luca cucchetti, aka l’Ombrellaro, ieri come oggi.
Si, proprio questa notte. 15 anni dopo, e oltre. Fuck you up.
Io sono qui, sono solo, ma in collegamento telepatico con altri migliaia di old raver sparsi per Roma e oltre. Siamo i fedelissimi, siamo quelli del suonodiroma, quelli che ricordano per non dimenticare e che sembrano anche un po’ dei patetici nostalgici, ma che in fondo hanno vissuto e in certi casi scritto la storia della techno. Di roma. E cari coglincelli, di quello che ne consegue.
Noi sappiamo sempre tutto, non ci sfugge nulla, ma questa volta ci hanno preso un po’ di sorpresa. Di questa puntata speciale lo abbiamo saputo solo pochi giorni fa, ma chi in un modo e chi in un altro, siamo lo stesso tutti qui, pronti, con il dito su un mouse o su un tasto, ancora una volta READY TO REC.
“Registrare”, è la prima regola di vita del vero raver anni 90.
Registrare, e condividere. La seconda.
Cassette, flyer, ritagli di giornale, emozioni, soprattutto il musicone, il musicone che ci rende tutti fratelli.
Così lo chiamavano i ragazzi del cavallino bianco di Lavinio, tra i primi a vivere sia cafaggiolo che aprilia. ( mi domando perché la provincia e la borgata…arrivano sempre per primi? Proud to be Borgataro)
Insomma…È chiaro, oggi più che mai, che è la consapevolezza di vivere e aver vissuto la storia che ti porta a cercare di salvarne delle testimonianze.
Chi non ha vissuto la Storia. Che cazzo deve ricordare? Fuffa.
Storia. Si, perché di storia si tratta. Storia dei rave, della techno romana, di roma seconda solo a londra e con il vuoto alle spalle. Sono gli anni 90, la rivoluzione musicale e giovanile è appena cominciata. Io sono qui e che culo: ho 18 anni.
Vado indietro e torno ad oggi. È un’altalena. Questa notte non c’è differenza tra passato e presente, io li sto vivendo entrambi.
Il segnale è disturbato come sempre, ma IL cucchettone si sente bene. Cosa sta dicendo ora…? Non ci credo…dio in persona….blake baxter degli UR…si è rifiutato di suonare dopo lui e lory d al rave di monterotondo…non ci credo..ma chi eravamo!
James brooooown..is death. È ieri, no è oggi.
Scatta subito il primo sms a walter…”cominciamo così. Me sto a sentì male.”
È si, oggi ci sono gli sms. Prima, solo la memoria.
E ora? Cosa dicono? era la festa di compleanno di Ghispo, nella casa di massimone imbastari, uno dei MAXORG. Una festa di compleanno in villa con piscina a campo di carne si…che si trasformò in un bandana party di 3 giorni. La polizia il terzo giorno arrivò, dopo aver aspettato otto ore per passare visto che le macchine occupavano tutta la strada. Questa è storia.
E da qui in poi fu rave.
Cristo. Ha messo su cj bolland. Sembra un disco di oggi, anzi 10 volte meglio. Senti che musica.
Fatta con campionatori da 4 mega di ram e computer da 10.
Che storia. "Me sta a risali la pezza 15 anni dopo". È il testo del secondo sms che parte dritto verso la diretta.
Ma che fanno de meglio oggi co i GIGA?
Cosa è cambiato tra ieri e oggi, è la domanda ricorrente a tutti i personaggi intervistati, e chicco furlotti risponde: una cosa è divertirsi una cosa è anestetizzarsi. Prima ci divertivamo. È stupendo, dopo mezz’ora che parla e dice tutto quello che pensa, domanda a cucchetti: non so se tu mi stai mandando in diretta, (si) a bene…a me comunque per chiudere sentimme 70 o 80 mila watt me piace ancora, se non lo facevamo noi chi lo faceva?
Organizzamo un bel revival tutti insieme, magari per beneficenza.
Oddio. Me scoppia il cuore. Chi te manna Chicco? Ce stai a fa veni un colpo. E mo sta frase ci entra nei cervelli e comincia a costruì tendoni da circo, muri de casse, e idee malsane.
Proprio Come questa.
C E N T R O S U O N O R A V E.
Keeep the rave goooooooooooooooing.
(n3)rva
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Colors. Colors. Colors. Colors.
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Sono le 22.30 e come all’improvviso Il colore della notte diventa sempre più black. In un attimo siamo catapultati indietro nel passato, ognuno col suo viaggio, ognuno diverso, ma tutti con identica destinazione: Rave Party.
Chi in macchina, chi nella cameretta, il sabato notte è centrosuonorave sulle mitiche frequenze dei 101.3. La voce è quella unica di luca cucchetti, aka l’Ombrellaro, ieri come oggi.
Si, proprio questa notte. 15 anni dopo, e oltre. Fuck you up.
Io sono qui, sono solo, ma in collegamento telepatico con altri migliaia di old raver sparsi per Roma e oltre. Siamo i fedelissimi, siamo quelli del suonodiroma, quelli che ricordano per non dimenticare e che sembrano anche un po’ dei patetici nostalgici, ma che in fondo hanno vissuto e in certi casi scritto la storia della techno. Di roma. E cari coglincelli, di quello che ne consegue.
Noi sappiamo sempre tutto, non ci sfugge nulla, ma questa volta ci hanno preso un po’ di sorpresa. Di questa puntata speciale lo abbiamo saputo solo pochi giorni fa, ma chi in un modo e chi in un altro, siamo lo stesso tutti qui, pronti, con il dito su un mouse o su un tasto, ancora una volta READY TO REC.
“Registrare”, è la prima regola di vita del vero raver anni 90.
Registrare, e condividere. La seconda.
Cassette, flyer, ritagli di giornale, emozioni, soprattutto il musicone, il musicone che ci rende tutti fratelli.
Così lo chiamavano i ragazzi del cavallino bianco di Lavinio, tra i primi a vivere sia cafaggiolo che aprilia. ( mi domando perché la provincia e la borgata…arrivano sempre per primi? Proud to be Borgataro)
Insomma…È chiaro, oggi più che mai, che è la consapevolezza di vivere e aver vissuto la storia che ti porta a cercare di salvarne delle testimonianze.
Chi non ha vissuto la Storia. Che cazzo deve ricordare? Fuffa.
Storia. Si, perché di storia si tratta. Storia dei rave, della techno romana, di roma seconda solo a londra e con il vuoto alle spalle. Sono gli anni 90, la rivoluzione musicale e giovanile è appena cominciata. Io sono qui e che culo: ho 18 anni.
Vado indietro e torno ad oggi. È un’altalena. Questa notte non c’è differenza tra passato e presente, io li sto vivendo entrambi.
Il segnale è disturbato come sempre, ma IL cucchettone si sente bene. Cosa sta dicendo ora…? Non ci credo…dio in persona….blake baxter degli UR…si è rifiutato di suonare dopo lui e lory d al rave di monterotondo…non ci credo..ma chi eravamo!
James brooooown..is death. È ieri, no è oggi.
Scatta subito il primo sms a walter…”cominciamo così. Me sto a sentì male.”
È si, oggi ci sono gli sms. Prima, solo la memoria.
E ora? Cosa dicono? era la festa di compleanno di Ghispo, nella casa di massimone imbastari, uno dei MAXORG. Una festa di compleanno in villa con piscina a campo di carne si…che si trasformò in un bandana party di 3 giorni. La polizia il terzo giorno arrivò, dopo aver aspettato otto ore per passare visto che le macchine occupavano tutta la strada. Questa è storia.
E da qui in poi fu rave.
Cristo. Ha messo su cj bolland. Sembra un disco di oggi, anzi 10 volte meglio. Senti che musica.
Fatta con campionatori da 4 mega di ram e computer da 10.
Che storia. "Me sta a risali la pezza 15 anni dopo". È il testo del secondo sms che parte dritto verso la diretta.
Ma che fanno de meglio oggi co i GIGA?
Cosa è cambiato tra ieri e oggi, è la domanda ricorrente a tutti i personaggi intervistati, e chicco furlotti risponde: una cosa è divertirsi una cosa è anestetizzarsi. Prima ci divertivamo. È stupendo, dopo mezz’ora che parla e dice tutto quello che pensa, domanda a cucchetti: non so se tu mi stai mandando in diretta, (si) a bene…a me comunque per chiudere sentimme 70 o 80 mila watt me piace ancora, se non lo facevamo noi chi lo faceva?
Organizzamo un bel revival tutti insieme, magari per beneficenza.
Oddio. Me scoppia il cuore. Chi te manna Chicco? Ce stai a fa veni un colpo. E mo sta frase ci entra nei cervelli e comincia a costruì tendoni da circo, muri de casse, e idee malsane.
Proprio Come questa.
C E N T R O S U O N O R A V E.
Keeep the rave goooooooooooooooing.
(n3)rva
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